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André Derain
Questo autunno, al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, una retrospettiva
dedicata ad André Derain (1880-1954) è l'occasione
per riscoprire una figura chiave nella storia dell'arte moderna
Pioniere delle più audaci avanguardie
artistiche del primo Novecento, dal fauvisme al cubismo, precursore
del classicismo degli anni Venti e Trenta, Derain è stato
celebrato nei primi decenni del secolo scorso come uno dei massimi
artisti viventi, al pari di Matisse e Picasso.
La sua fortuna è tramontata, tuttavia, dopo la seconda
guerra mondiale, soprattutto a causa dell'atteggiamento
controverso assunto durante l'occupazione e della partecipazione
a un viaggio di propaganda in Germania nel 1941, e per lungo tempo
la sua opera è rimasta poco studiata e di rado presentata
al pubblico.
Solo di recente alcune pubblicazioni scientifiche e una serie
di importanti rassegne internazionali hanno riacceso l'interesse
su Derain, restituendogli la statura di grande maestro del Novecento.
In Italia, dove soggiornò nel 1921, Carlo Carrà
riconobbe in lui un profondo conoscitore della cultura figurativa
italiana.
Fin dagli esordi Derain aveva infatti affiancato la più
ardita sperimentazione formale allo studio appassionato dei maestri
antichi, tracciando una strada che ebbe grande seguito in tutta
Europa e anche in Italia. Ciononostante, pochissime mostre gli
hanno reso omaggio nel nostro paese.
Questa rassegna, organizzata da Ferrara Arte in collaborazione
con lo Statens Museum for Kunst di Copenaghen e curata da Isabelle
Monod-Fontaine, è la prima retrospettiva dedicata in Italia
a Derain da trent'anni a questa parte. Il generoso concorso
di alcuni tra i maggiori musei del mondo ha permesso di ricostruire
le diverse fasi del suo percorso creativo, dal 1899 alla data
della sua morte.
La selezione di opere giovanili con cui si apre la mostra racconta
quel brevissimo volgere di anni in cui il pittore, bruciando le
tappe, assimilò le conquiste degli impressionisti, di Van
Gogh e di Gauguin, per approdare a quella rivoluzione nell'arte
moderna che fu il fauvisme.
Prima avanguardia storica, all'alba del Novecento, il fauvisme
ha sovvertito i canoni della rappresentazione classica e naturalistica
per tradurre sulla tela, in un'esplosione di colori puri,
l'universo delle emozioni che agitano l'animo dell'artista
di fronte alla realtà.
Una sequenza di capolavori accompagna il visitatore alla riscoperta
di questa straordinaria stagione: I dintorni di Collioure (1905),
che documenta l'incontro con l'abbagliante luce mediterranea
e il sodalizio artistico con Matisse; Il ponte di Waterloo (1906),
eseguito a Londra, sulle orme di Monet, per il celebre mercante
d'arte Ambroise Vollard; o ancora un manifesto della vita
bohémienne di Montmartre come Donna in camicia (1906),
dipinto con colori dissonanti ed una grafia nervosa e caricaturale,
che mettono a nudo l'indole felina e provocatoria della
modella.
Il fascino occulto dell'arte primitiva, insieme alla grande lezione
di Cézanne sono la chiave della successiva svolta di Derain.
Essa trova espressione innanzitutto nella xilografia e nella scultura
in pietra, di cui uno dei rari, bellissimi esempi è Nudo
in piedi del 1907, una "Eva tahitiana" o indiana dai volumi
appena sbozzati.
Nelle nature morte e nei paesaggi del sud della Francia e della
Spagna (1907-11), protagonisti della sezione successiva, il pittore
sperimenta una semplificazione geometrica delle forme che affianca
le prime ricerche cubiste degli amici Picasso e Braque.
La parte centrale della rassegna è dedicato ai ritratti e
alle nature morte del cosiddetto "periodo gotico" (1912-14),
maestose e ascetiche icone d'ispirazione medievale, che esercitarono
una misteriosa seduzione su generazioni di artisti e poeti.
Un nucleo eccezionale di prestiti provenienti da San Pietroburgo,
Copenaghen, Parigi, Washington e New York ha permesso di riunire
alcuni tra i massimi esiti di questa grande stagione del pittore,
fra i quali il Ritratto di Lucie Kahnweiler (1913), due celebri
versioni del Ritratto di ragazza (1913-14), o ancora la Natura
morta con tavolozza (1914).
Dopo la drammatica parentesi della prima guerra mondiale, Derain
non cessò più di interrogare i maestri del passato
e di inseguire i loro segreti perduti, renterpretando in chiave
moderna la pittura Tiziano, di David o di Renoir.
Lo documenta in mostra una galleria di ritratti e di nudi degli
anni Venti e Trenta, splendidamente eseguiti, spogli da ogni elemento
accessorio e torniti da una calda luce dorata, come il renoiriano
Nudo del 1925.
Un posto di rilievo è poi riservato alla serie dei ritratti
della nipote Geneviève (1931-38), ancora adolescente oppure
già ragazza, che ebbero un'influenza determinante
sulla pittura di Balthus.
Derain è anche il maestro delle nature morte (1925-1945):
sia che si ispiri ai grandi olandesi, sia che reinterpreti l'arte
romana, egli sembra evocare "l'apparenza meravigliosa, attraente
e sconosciuta di ogni cosa", per usare le parole di Giacometti
che fu suo grande ammiratore.
La mostra si chiude con le grandi composizioni decorative eseguite
a partire dal 1935, scenografiche "messinscene" teatrali
che testimoniano una rara qualità di luce e di materia.
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Dove:
Palazzo dei Diamanti, Ferrara |
Periodo:
dal 24/09/2006
al 07/01/2007 |
Orario:
tutti i giorni, feriali e festivi
(compresi: 1 novembre; 8, 25, 26 dicembre; 1 e 6 gennaio)
dalle ore 9 alle 19 |
info:
www.palazzodiamanti.it
Call Center Ferrara Mostre e Musei:
tel. 0532-244949
fax 0532-203064
e-mail: diamanti@comune.fe.it |
Biglietti:
intero € 10,00
ridotto € 8,50
scuole € 4,00 |
Catalogo:
ed. Ferrara Arte
a cura di Isabelle Monod-Fontaine
testi di Isabelle Monod-Fontaine, Silvia Garinei,
Chiara Vorrasi e Sibylle Pieyre de Mandiargues
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Note:
Mostra organizzata in collaborazione
tra Ferrara Arte e dallo Statens Museum for Kunst di
Copenaghen |
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