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Apoxyòmenos. L'Atleta di Croazia
Si potrà ammirare per quattro mesi nella prestigiosa sede di Palazzo
Medici Riccardi questo capolavoro dell'arte antica, recuperato
nel 1999 dai fondali dell'Adriatico presso l'isola croata di Lussino
dove era rimasto semisepolto nella sabbia a 45 metri di profondità
e recentemente restaurato dagli specialisti dell'Opificio delle
Pietre Dure
La Provincia di Firenze, insieme all'Opificio delle Pietre Dure,
propone per questo autunno un altro evento culturale di portata
internazionale.
Reduce da un lungo e delicato restauro, per la prima volta potrà
essere ammirato nella prestigiosa sede di Palazzo Medici Riccardi
a Firenze, l'Apoxyòmenos, una splendida statua romana del
I sec. a.C., copia di un originale greco del IV sec. a.C.
Questo capolavoro dell'arte antica è stato recuperato nel
1999 nel mar Adriatico vicino l'isola croata di Lussino dove era
rimasto semisepolto nella sabbia a 45 metri di profondità
per oltre 2000 anni.
Il bronzo è di una mole imponente (è alto 193 centimetri),
e rappresenta probabilmente un atleta mentre si deterge il sudore
della gara ("Apoxyòmenos" significa infatti "atleta
che si deterge dopo la gara").
La mostra dedicata a "L'atleta della Croazia" (altresì
noto anche come "Bronzo di Lussino" per analogia agli
arcinoti "cugini" di Riace) dimostra ancora una volta
come l'Opificio delle Pietre Dure rappresenta un punto di eccellenza
per il restauro delle opere d'arte mentre Firenze si conferma una
vetrina a livello mondiale.
Gli impegnativi e delicati lavori di restauro sono durati 4 anni
e si sono svolti in collaborazione fra l'Istituto Croato del Restauro
di Zagabria e l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze.
Una conferma del rapporto di costruttiva fiducia che si è
instaurato, negli anni, tra l'Opificio e le autorità della
conservazione e della tutela del patrimonio della Croazia e che
ha reso possibile organizzare la mostra dedicata a "L'atleta
della Croazia" che viene a Firenze per la sua unica tappa italiana.
Questo legame storico trova origine nel 1992 quando in piena guerra
tra Serbia e Croazia la rivista "Archeologia Viva" organizzò
in Palazzo Vecchio una conferenza internazionale per la salvaguardia
del patrimonio della Croazia.
La pubblicazione diretta da Piero Pruneti è stata la prima
a dare spazio a questo capolavoro della bronzistica antica, presentando
in anteprima la scoperta nell'alto Adriatico e poi l'eccezionale
restauro.
Il ritrovamento
La scoperta di un bronzo antico è un evento così raro
e coinvolgente che molto spesso si tinge di contorni drammatici
soprattutto se si trova in profondità.
Per prima cosa c'è il timore di non ritrovarlo una
volta individuato e poi c'è tutto il delicato aspetto
delle operazioni di recupero che sono finalizzate a non rovinare
il reperto e che talvolta hanno tempi molto lunghi.
Come altri bronzi ritrovati in mare, anche questo è stato
un rinvenimento fortuito. Il 12 luglio del 1997 al largo dell'isola
croata di Lussino un sommozzatore belga, René Wouters, durante
una immersione individua poco fuori il porto di Lussino (Veli Losìnj)
a 45 metri di profondità una figura maschile adagiata sul
fondo che si rivela essere una statua di bronzo alta circa 2 metri
del tipo definito "apoxyòmenos".
La notizia all'inizio viene tenuta segreta ma alla fine trapela
e per evitare il rischio di un furto nel giugno 1999 la statua viene
recuperata e trasportata presso il Centro Sommozzatori della Polizia
Croata a Lussino dove viene immersa nella piscina delle esercitazioni.
Da qui inizia una avventura legata alle delicatissime operazioni
di restauro del bronzo, una delle poche opere d'arte dell'antichità
che ci sono state restituite dal Mediterraneo dimora di tanti altri
capolavori di dei e eroi greci strappati dai loro piedistalli dai
saccheggi e mai giunti alle loro destinazioni.
Il bronzo infatti era irriconoscibile e deturpato a causa dei depositi
calcarei organogeni che lo ricoprivano interamente e ne alteravano
i tratti. Il fatto positivo ed eccezionale invece è stato
quello che la statua, a parte un pezzo mancante sulla gamba sinistra,
era praticamente intatta.
Il restauro
Il restauro della statua viene realizzato in Croazia ma vede la
partecipazione decisiva dell'Opificio delle Pietre Dure di
Firenze da sempre una delle realtà più importanti
nel panorama mondiale per quanto riguarda il restauro delle opere
d'arte.
Appena recuperata l'opera nel 1999 Miljenko Domijan, capo
conservatore dei beni culturali della Croazia, chiede la collaborazione
dell'Opificio diretto in quell'epoca da Giorgio Bonsanti
e dall'anno seguente da Cristina Acidini.
In particolare viene richiesto l'intervento di Giuliano Tordi
per operare sulla statua bronzea e togliere lo strato di incrostazioni
che la ricopre. Tordi è uno dei pochi restauratori ad aver
lavorato su materiali (ceramiche, metalli, legni ecc) provenienti
da relitti marini.
La direzione del restauro viene affidata a Ferdinand Meder, direttore
dell'Istituto Croato di Restauro che si avvale fin dall'inizio
del coordinamento di Maurizio Michelucci direttore della sezione
archeologica dell'Opificio.
Per tutta la durata del restauro la statua è stata sottoposta
a continui lavaggi in acqua non demonizzata. Il bronzo è
stato svuotato per sezioni e strati procedendo alle opportune campionature
di quanto conteneva all'interno.
Il distacco della testa, che si era separata dal tronco per lo sfaldamento
della lega saldante dovuto alla lunga permanenza in acqua, ha reso
possibile questo intervento. I restauri si sono conclusi nel novembre
del 2003.
Dopo si è presentato il problema di ricollocare la statua
in verticale. Essendo staticamente fragile la gamba destra di appoggio,
è stato necessario realizzare una sofisticata struttura interna
di acciaio e bronzo con tensori regolabili che sostengono tutta
la figura, ancorandola ad un basamento antisismico.
L'opera
Dopo il restauro è emersa tutta la bellezza di questo bronzo
che rappresenta probabilmente un "apoxyòmenos",
cioè un atleta dopo la gara che si deterge degli unguenti
di cui si era cosparso il corpo e dal sudore.
Si tratta di un'opera di straordinaria qualità formale
- oltre che una delle poche statue di bronzo che ci sono giunte
dall'antichità - databile al I secolo a.C e realizzata
da maestranze greche su un archetipo del IV secolo a.C.
L'opera protende lontano dal corpo braccia e gambe secondo le caratteristiche
formali maturate dalle conquiste tecniche dell'arte ellenistica
che saranno successivamente rappresentate al massimo livello da
Lisippo.
Si tratta di una spazialità più libera rispetto a
quella statuaria del periodo classico che ha avuto come massimo
rappresentante Policleto (V secolo a.C).
Queste caratteristiche di movimento e la spazialità sono
state rese possibili dalla fusione a “cera persa con metodo
indiretto” e dalla tecnica delle saldatura. In questo modo
i greci potevano fondere a parte gli arti, la testa e il triangolo
penico e poi assemblare accuratamente tutto fino a comporre l'opera
finale.
La ripulitura e il restauro hanno messo in luce raffinati dettagli
tecnici che all'inizio potevano essere solo ipotizzati, come
gli inserti in rame nei capezzoli e nelle labbra, segno di una raffinata
volontà di separazione cromatico e la "lama di luce"
tra le cosce.
E' anche sicura la presenza in origine di occhi in avorio
e pasta vitrea, purtroppo non conservatici. In particolare i capelli
“intrisi di sudore” sulla fronte sono un realistico
dettaglio di carattere già tardo classico, segno di una profonda
crisi del classicismo.
C'è poi l'affascinante tema dell'attribuzione dell'archetipo:
non sappiamo ancora l'autore del bronzo originale dalla quale, mediante
i calchi vennero realizzate le non molte repliche del tipo pervenute
sino a noi.
Un altro aspetto interessante è la mancanza dei perni sotto
i piedi della statua, usati generalmente per l'ancoraggio
ad un piedistallo.
Durante il recupero della statua è stata rinvenuta anche
la base decorata con meandro a svastica su tre lati che doveva essere
posta a rivestimento di un plinto in pietra o marmo che può
far pensare ad una collocazione del bronzo all'interno di
una nicchia a parete.
Per quanto riguarda la sua storia, fino adesso gli esperti dell'Opificio
delle Pietre Dure hanno formulato l'ipotesi che dopo la sua realizzazione
del I secolo a.C. la statua sarebbe stata posta in un magazzino.
Un topolino fece la sua tana all'interno del bronzo attorno al 20
a.C. (secondo la datazione al carbonio 14 sui resti organici rinvenuti).
Nella prima metà del II secolo d.C. l'Atleta fu sottoposto
a un restauro e trasportato verso un porto dell'alto Adriatico,
destinato probabilmente ad una ricca villa romana.
Fu questo l'ultimo viaggio del nostro "apoxyòmenos",
che fu presumibilmente gettato in mare dai marinai durante una tempesta
per alleggerire il vascello.
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Dove: Palazzo
Medici Riccardi, Firenze |
Periodo:
dal 01/10/2006
al 20/01/2007 |
Orari:
tutti i giorni 9.00-19.00
chiuso il mercoledì |
Info: tel.
055-2760340
www.provincia.firenze.it |
Biglietti:
- intero € 5,00
- ridotto € 3,50 |
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