EXHIBITIONS.IT - Mostre d'arte a Firenze e non solo - Art shows in Florence and beyond
EXHIBITIONS.IT - Mostre d'arte a Firenze e non solo - Art shows in Florence and beyondL'arte e il lavoro tra '800 e '900 in mostra al Museo Piaggio di Pontedera (Pisa)

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Arte e lavoro '800/'900

Voluta dalla Fondazione Piaggio a conclusione delle celebrazioni per il sessantenario della Vespa, la mostra in programma a Pontedera da gennaio ad aprile 2007 racconta attraverso l'arte, il cinema e la fotografia gli enormi mutamenti del mondo del lavoro e della società tutta nel secolo tra l'Unità d'Italia e il secondo dopoguerra


Arte, fotografia, cinema per raccontare, tutti insieme, il lavoro in Italia tra Ottocento e Novecento: lavoro come specchio di una società che nel secolo che intercorre tra l'Unità d'Italia e il secondo dopoguerra si trasforma in modo impressionante, da un'Italia che tenta di sopravvivere con un'agricoltura di sussistenza ad un'altra che diventa l'America per una moltitudine di immigrati.

A raccontare tutto questo è la mostra "Arte e lavoro ‘800 e ‘900" voluta dalla Fondazione Piaggio a conclusione delle celebrazioni per i Sessant'anni della Vespa e realizzata con il coinvolgimento di enti e società locali quali il Comune di Pontedera, la Provincia di Pisa, la Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa, la Camera di Commercio di Pisa e l'Unioncamere della Toscana. La spettacolare esposizione, allestita all'interno del Museo Piaggio Giovanni Alberto Agnelli di Pontedera, in provincia di Pisa, è curata dal Presidente della Fondazione Piaggio e responsabile del Museo stesso, Tommaso Fanfani, e da Elena Lazzarini dell'Università di Pisa.

Grandi capolavori della pittura, da Nomellini a Vedova, da Pellizza da Volpedo a Severini, passando per Fattori, Morbelli, Casorati, Mosè Bianchi, Chini, Viani, Carcano, Tommasi, Cambellotti, Depero, Carrà, De Pisis, Signorini, Soffici, Spreafico e altri grandi protagonisti della scena artistica italiana tra i due secoli, raccontano come agricoltura, industria, terziario e società siano andati mutando in cent'anni di storia italiana.

Ciò che gli artisti interpretano le immagini fotografiche documentano. Tra queste, foto del primo stabilimento Piaggio, a Genova Sestri, dove gli ebanisti sono al lavoro nel 1884 in una suggestiva ambientazione di fabbrica animata da uomini e carri trainati da superbi cavalli; oppure foto di donne e uomini impegnati nelle linee di produzione a Pontedera, o che "sciamano" dallo stabilimento al suono della sirena, fino al primo manifesto di Vespa con in sella una donna che lavora: foto, immagini e documenti tratti dal prezioso archivio storico Piaggio e da altre collezioni che "accompagnano" la narrazione del lavoro, della fatica, della società economica. Il "fil rouge" resta la dinamica dei mutamenti nella struttura produttiva dall'agricoltura all'industria, dai campi alla fabbrica, nell'innovazione nel settore dell'energia, nei servizi, in quel complesso percorso scritto dalla civiltà del lavoro.

Nell'ampia carrellata dedicata al racconto tramite pittura e scultura, accanto a opere celeberrime, la mostra propone anche una serie di quadri inediti o comunque rarissimamente visti. Tra i tanti, i Lavoratori del marmo in Versilia di Lorenzo Viani, di proprietà della Rete Ferroviaria Italiana RFI, mai prima esposto, o l'inedito Operai sul traliccio elettrico di Cominetti, o il Riposo dopo il lavoro di Filippo Carcano concesso da collezione privata. Del Quarto Stato di Pellizza da Volpedo sarà in mostra il cartone preparatorio custodito dalla Pinacoteca Civica di Alessandria.

Sono più di venti le istituzioni pubbliche e private italiane che, con i loro prestiti, hanno reso possibile questa grande mostra. Riunite in quattro sezioni, le opere raccontano, attraverso le opere degli artisti, significativi interpreti del loro tempo, un percorso storico economico che va dalla metà dell'Ottocento alla metà del secolo successivo.

A cominciare dagli anni tra l'unità e la fine dell'Ottocento quando il nuovo Stato italiano vive la prima propria "rivoluzione industriale", caratterizzata dall'affermazione e crescita di settori come il meccanico siderurgico, il tessile, i trasporti, le comunicazioni e, con l'avvio del Novecento, da settori nuovi come la chimica e l'idroelettrico. Senza mai sanare i forti squilibri territoriali e settoriali in uno sviluppo nazionale diseguale, caratterizzato da forte emigrazione.

La I Guerra mondiale rappresenta una poderosa spinta al processo di industrializzazione che continua faticosamente nel ventennio, fino al tragico epilogo del secondo conflitto. La ricostruzione postbellica segna l'inizio della nuova fase, dominata dalla grande spinta all'affermazione imprenditoriale pubblica e privata, per fronteggiare e superare le difficoltà che conducono al ritorno alla normalizzazione economica, politica e sociale e alla successiva crescita.

Al cinema è invece riservato il compito di raccontare le mille e una storia che divengono emblema della "grande Storia".

Nella sezione intitolata "Sguardi sul lavoro nel cinema italiano", Augusto Sainati (Università di Napoli) ha riunito spezzoni di film che hanno fatto la storia del cinema e del costume in Italia. Parlano del lavoro come esperienza solitaria (N.U., Padre padrone, Dillinger è morto) o socializzata (Riso amaro, I compagni, La classe operaia va in paradiso), come oggetto di memoria narrativa (Novecento) o di uno sguardo critico sul presente (Ecce Bombo, Mi piace lavorare, ecc.), come occasione di promozione sociale, ma anche come momento di abbandono di ideali (cfr. la commedia all'italiana, con le vicende raccontate attraverso il personaggio di Alberto Sordi). Il lavoro che il cinema ha saputo raccontare è quello che si concretizza in forme canoniche ma anche quello che è frutto di tic sociali, come accade per i fotografi de La Dolce vita, o dell'inventiva personale, come capita al Nino Manfredi venditore abusivo di caffè in Cafè express.


D'eccezione per interesse anche la cornice stessa dell'iniziativa, il Museo Piaggio, un luogo dove storia e lavoro continuano ad incrociarsi oltre che un'istituzione che ha molto investito nella ricerca e nella promozione delle arti e del territorio.

A fianco della mostra sarà infatti possibile visitare la collezione permanente di Vespa, prototipi e veicoli che hanno segnato la storia industriale del nostro paese.


Sguardi sul lavoro nel cinema italiano

Fin dal primo film della sua storia (La sortie des usines Lumière, 1895), il cinema ha sempre incontrato il lavoro, rappresentandone le facce molteplici: la coralità e la solitudine, la tradizione e l'innovazione, la solidarietà e la contrapposizione di classe. Attraverso il lavoro il cinema ha messo in scena i grandi mutamenti del Novecento: la costituzione delle masse (Metropolis), la modernizzazione (Tempi moderni), le trasformazioni sociali (Sciopero), ma anche la disperazione della miseria e della fame.

Il cinema italiano ha dato ampio spazio alla rappresentazione del lavoro. Se prima della seconda guerra mondiale il lavoro resta perlopiù ai margini della scena (ma con qualche notevole eccezione: cfr. Sole di Balsetti, 1929 o certi film di Mario Camerini), a partire dagli anni Quaranta esso invade gli schermi portando alla ribalta l'Italia della rinascita e della ricostruzione prima, e quella della crescita e della industrializzazione poi, e mettendone in evidenza non di rado le contraddizioni e le zone di contrasto.

Non sono solo il Neorealismo (cfr. La terra trema, Sciuscià, Ladri di biciclette, ecc.) o certi suoi antecedenti (Avanti c'è posto, Campo de' Fiori, ecc.), né solo il cinema degli anni Cinquanta (Il cammino della speranza, Il ferroviere, ecc.) o la commedia (Una vita difficile, Il vedovo, Il boom, ecc.) a costruire uno sguardo attento sulle dinamiche del lavoro. Anche gli anni Sessanta (Il posto, Rocco e i suoi fratelli, L'eclisse), gli anni Settanta (La classe operaia va in paradiso, Mimì metallurgico ferito nell'onore, Romanzo popolare, Trevico-Torino, ecc.), e gli anni successivi fino ai giorni nostri a tratteggiare le forme del lavoro che cambia e della sua percezione sociale in una società a sua volta in evoluzione.

Ma è difficile parlare "del" lavoro senza scoprire la grande varietà di immagini che esso suscita. Il filmato di montaggio proposto in occasione della mostra Il lavoro nell'arte a partire da film italiani intende interpretare e sintetizzare il carattere plurale dell'iconografia cinematografica del lavoro.

Anziché seguire un percorso cronologico, il filmato opera per prelievi legati da fili tematici, da echi sottili, da contrasti o consonanze, e procede per sistemi di opposizioni: il lavoro può essere esperienza solitaria (N.U., Padre padrone, Dillinger è morto) o socializzata (Riso amaro, I compagni, La classe operaia va in paradiso); può essere un mezzo di promozione sociale ma anche di abbandono degli ideali, come la commedia italiana ha ben mostrato, soprattutto attraverso il personaggio di Alberto Sordi; può essere oggetto della memoria narrativa (Novecento), o dello sguardo critico sul presente (Ecce bombo, Mi piace lavorare, ecc.); può concretizzarsi in forme canoniche, ma può anche essere il frutto di tic sociali (cfr. ad esempio i fotografi della Dolce vita) o dell'inventiva personale (Café express).

Il percorso attraverso queste e altre polarità è sottolineato da brevi interventi in didascalia o in video e in voce che agevolano il collegamento tra i frammenti di film scelti.


Dove:
Museo Piaggio Giovanni Alberto Agnelli, Pontedera (PI)
Periodo:
dal 12/01/2007
al 13/04/2007
Orari:
mer-dom ore 10-19
lun-mar chiuso
Info:
www.museopiaggio.it
tel. 0587-27171
Biglietti:
intero € 6,00
ridotto € 5,00
gratuito bambini sino a 5 anni
Prenotazioni:
arte@fondazionepiaggio.it
Catalogo:
Pacini Editore
€ 24,00 (prezzo in mostra)








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