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Francesco Tomassi. Miti senza fede
Il Museo Nazionale San Matteo di Pisa si apre all'arte contemporanea
con un evento di rilevanza nazionale: una mostra di Francesco
Tomassi che propone una intensa sequenza di tele di grandi dimensioni
in tre sale del piano terra, in un'esperienza di straordinario
coinvolgimento emotivo ed intellettuale
Il Museo Nazionale San Matteo di Pisa si apre all'arte contemporanea:
è un avvenimento di grande importanza (non soltanto per la
città toscana) e una scelta di colta lungimiranza.
Naturalmente, l'evento che inaugura questa "apertura" è di
rilevanza nazionale: "Miti senza fede", la Mostra di Francesco Tomassi,
propone una intensa sequenza di tele di grandi dimensioni in tre
sale del piano terra, in un'esperienza di straordinario coinvolgimento
emotivo ed intellettuale.
Da Viterbo, dove è nato, vediamo Tomassi a Livorno ed infine
a San Giuliano; dallo zio Renato Tomassi, il grande ritrattista
degli anni '20 poi passato all'espressionismo, eredita il germe
della pittura.
Architetto di grandi opere pubbliche e private in tutta Italia,
Francesco Tomassi non lascia la sua professione influire sul suo
racconto pittorico se non per qualche "inquadratura" o scorcio in
cui emerge il taglio architettonico.
Pittore solitario, carico di forte autocritica, Tomassi è
dotato di una tecnica pittorica mirabile in cui colpisce il colore
/ non colore caldo e coinvolgente – ma attenzione a quelle
trafitture di colore puro – in una atmosfera gelida e rarefatta.
E qui siamo con Cesare Garboli – grande ammiratore dell'artista
– quando parla di ossimori.
L'estrema lucidità mentale di Tomassi, quel suo scavo psicologico
, quella sua irrefrenabile, tormentata ricerca della verità,
è la nostra. Ed è qui che Francesco Tomassi dimostra
la sua grandezza , la sua potenza creativa e la sua inaudita capacità
di penetrare in noi. Perché i suoi dubbi sono i nostri, le
sue eterne domande sono le nostre, il suo tormento è il nostro.
Ben lontani sono per noi gli accostamenti ai vari Magritte o Dali
e ancor meno alla dissoluzione baconiana, ma lo avvicina a Munch
il personalissimo spiritualismo. Tomassi è Tomassi e il suo
percorso è altro.
Amiamo qui ricordare Salvatore Settis quando parla di sperimentazione
assidua, solitaria, segreta "...un'avanguardia senza manifesti,
senza teorie". Ecco, l'Artista che ha capito, interpretato le inquietudini,
i cambiamenti, i sommovimenti del nostro tempo e li ha trasferiti
sulla tela con il suo linguaggio. Linguaggio di grande Arte ma anche
testimonianza della nostra epoca a futura memoria.
Nota su Francesco Tomassi del curatore
Ilario Luperini
Francesco Tomassi è assai noto come architetto ed ingegnere
che ha operato e continua ad operare in numerose città italiane.
Da sempre ha coltivato profondo interesse per la pittura senza,
però, sviluppare un'attività espositiva adeguata
alla qualità del suo impegno di ricerca ed alla originalità
dei risultati.
La sua opera non può essere racchiusa in ristretti schemi
classificatori e si colloca nella cultura artistica contemporanea
all'interno di un percorso che, dalla figuratività
non filtrata attraverso la lente deformante e depurata dagli eccessi
di teatralità, giunge ad un vibrante realismo che, spogliatosi
dell'illusionismo mimetico e del tecnologismo riproduttivo
propri di certe forzature nordamericane degli anni Settanta del
Novecento, torna ad umanizzarsi all'interno di paesaggi insieme
quotidiani ed universali, immobili e carichi di vibranti tensioni.
Una ricerca che vuole esprimere l'ansia di comprensione (o
rinuncia, o dubbio, o rivolta) dell'individuo nel suo rapporto
difficile, entusiasmante o avvilente, con se stesso, le sue stratificazioni
culturali, le sue esperienze umane, le sue relazioni, i suoi miti.
Il pittore segue la propria vocazione silenziosa; e il suo interrogativo
di fondo diviene la congruenza o meno dell'opera con il suo
mondo interiore, con la qualità del suo sentire.
Oltre l'effimero, la sperimentazione e la proposizione ideologica,
Tomassi si fa guidare da un intenso bisogno di creatività,
attingendo a piene mani da tutto ciò che è memoria,
fantasia, suggestione, magia, cabala, emozione, mito.
Miti senza fede, appunto: rivivere il mito non significa abbandonarsi
nel suo incantamento con la malinconia del rimpianto, come rifugio
senza tempo in una cultura dimenticata, ma sentirlo come stimolo
a rivisitare, ora istintivamente, ora razionalmente, la contemporaneità
in tutte le sue contraddizioni e i suoi drammi.
Il quadro non è una mera operazione estetica, è una
esperienza totale in cui egli offre alla prova ogni propria pulsione
o conoscenza. Una sorta di necessità di trasfigurare la realtà
facendola divenire pittura, come drammatica catarsi di un mondo
che oggi lascia troppo poco alla poesia. Una pittura di solitari
silenzi, di spazi, emozioni e pensieri sospesi, una pittura di interrogativi,
di dubbi, di incertezze, in un mondo troppo saturo di luoghi comuni
sul significato delle cose.
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Dove:
Museo Nazionale di San Matteo,
Pisa (PI) |
Periodo:
da 02/12/2006
al 11/02/2007 |
Orari:
mar-sab 10-13 e16-19
dom 9-14
lunedì chiuso |
Biglietti:
mostra + museo € 5,00
solo mostra € 2,50 |
Info: tel.
050-541865 |
Curatore:
Ilario Luperini |
Note: Mostra
promossa e organizzata da:
Comune di Pisa
Provincia di Pisa
SBAAAS di Pisa e Livorno
Federazione Italiana Amici dei Musei |
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