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Parmiggiani. Apocalypsis cum figuris
A Pistoia Palazzo Fabroni riapre con una grande mostra dedicata
all'opera di Claudio Parmiggiani. Curata dallo storico dell'arte
Jean Clair, la mostra offre l'occasione di leggere, attraverso
opere di forte impatto visivo ed emozionale, l'intenso percorso
poetico e spirituale di uno dei protagonisti dell'avanguardia
artistica internazionale
Palazzo Fabroni, antico edificio del Settecento
situato nel cuore di Pistoia, ha svolto dal 1990 al 2004 un importante
ruolo nella programmazione di mostre sull'opera di alcuni dei
protagonisti sia dell'arte italiana che internazionale come Roberto
Barni, Enrico Castellani, Giuseppe Chiari, Luciano Fabro, Jannis
Kounellis, Michelangelo Pistoletto, Giuseppe Uncini.
Dopo alcuni anni di chiusura, dal 2004 al 2007, durante i quali
sono stati realizzati importanti lavori di restauro e ristrutturazione,
Palazzo Fabroni riapre ora al pubblico per accogliere la mostra
di Claudio Parmiggiani.
Questa mostra costituisce, in un ricco percorso di esperienze
internazionali, uno dei più alti e rigorosi raggiungimenti
di Claudio Parmiggiani. Molte e significative sono state le intuizioni
che, fin dalla metà degli anni Sessanta, hanno connotato
in modo precoce, del tutto originale e innovativo la sua ricerca;
così come ostinata è stata nel tempo la sua determinazione
nel perseguire un'indipendenza all'interno del contesto artistico
italiano, in un percorso solitario e volutamente fuori da qualsiasi
gruppo ed etichetta, che non ha significato estraneità
e non ha impedito incontri decisivi con altri protagonisti della
contemporaneità.
Con questi ha condiviso quel cammino che, dall'azzeramento della
pittura di rappresentazione, ha portato per vie diverse ad una
nuova grammatica dell'arte. Il suo è un linguaggio che
scaturisce da associazioni di immagini, in grado di provocare
veri e propri cortocircuiti mentali.
Nel corso degli anni, accanto ad opere di straordinaria forza
evocativa, che sono state oggetto di letture ed esercizi critici
da parte di ragguardevoli interpreti di diversa estrazione, filosofica,
storico artistica, letteraria, si sono alternati lavori di concezione
e dimensione ambientale, di assoluta radicalità.
Così le Delocazioni (dal 1970), realizzazioni di opere
ottenute attraverso l'uso del fuoco e del fumo, restano le sue
più potenti immagini dell'assenza; oppure Terra (1988-89),
una grande sfera in terracotta con impresse sulla superficie le
mani dell'artista che, restituita alla terra e seppellita nel
chiostro del Museo di Belle Arti di Lione, costituisce un gesto
tragico e disperato; o anche Il faro d'Islanda (2000), l'alta,
solitaria e luminosa torre d'acciaio, metaforico autoritratto
dell'artista, innalzata nella desolata e deserta terra d'Islanda,
luce di speranza dalla sua immensa distanza geografica.
Parmiggiani ha realizzato in numerose occasioni opere in spazi
pubblici, musei, gallerie, edifici religiosi. Come grandi organismi
vitali, dotati di corpo, sangue, respiro e sentimento, le sue
opere non occupano mai questi spazi monumentali in modo generico,
omologandosi o sottomettendosi alle decorazioni o alle caratteristiche
dell'architettura.
Lo spazio anzi è chiamato ad interagire e le opere trovano
la loro collocazione come in un'area di risonanza mentale. «Ogni
volta – come scrive in catalogo Chiara d'Afflitto –
una sfida diversa raccolta con coerenza di intenti e i cui esiti
si impongono per la loro eccezionalità. Una profondità
di pensiero che non si esaurisce e che, sorretta da una chiara
consapevolezza sul significato del fare arte oggi, si pone in
continuità e in rapporto vivo con la grande tradizione
della pittura italiana e europea».
Nelle dodici sale di Palazzo Fabroni, Parmiggiani mostra dodici
nuove opere, concepite appositamente e realizzate attraverso un
uso straordinariamente libero dei materiali, che in virtù
dei loro sotterranei legami, così come della loro specifica
relazione spaziale, concorrono potentemente, in un autentico viaggio
interiore, alla percezione di un'unica grande opera, di un unico
oggetto mentale.
Il percorso si articola in un susseguirsi di spazi e l'artista,
di ciascuno, coglie le diversità per creare nuove e vitali
connessioni col suo lavoro. Le opere in mostra sono visibili solo
in condizioni di luce naturale essendo l'illuminazione artificiale
volutamente abolita. Intendendo, l'artista, con questo mettere
in risalto nello spazio quel sentimento e quell'emozione che solo
il lento passaggio della luce e dell'ombra sulle cose può
generare nello sguardo.
Una monografia, che accompagna la mostra, è pubblicata
da Umberto Allemandi Editore e contiene, oltre ad un saggio introduttivo
di Jean Clair, un testo di Chiara D'Afflitto e uno scritto di
Claudio Parmiggiani, una dettagliata biobibliografia ed un ampio
apparato iconografico. La mostra sarà affiancata per tutta
la sua durata da attività educative e iniziative culturali.
Nota biografica
Claudio Parmiggiani si forma presso l'Istituto di Belle Arti di
Modena (1958 -1960). È in quegli anni che inizia a frequentare
lo studio di Giorgio Morandi a Bologna, maestro che lo influenzerà
più in senso etico che stilistico, trasmettendogli il proprio
modo di concepire l'arte nel suo rapporto con la vita.
La prima mostra di Parmiggiani è del 1965, alla Libreria
Feltrinelli di Bologna con oggetti associati in metafore visive.
Del 1970 sono le prime Delocazioni, opere e ambienti di ombre
e impronte realizzate attraverso l'uso della polvere, del fuoco
e del fumo, riflessioni sul tema dell'assenza sviluppate ancora
successivamente (Centre George Pompidou, Parigi 1997) fino ad
assumere il carattere di linea portante di tutto il suo lavoro.
Anche in questo precursore, Parmiggiani realizza, nella prima
metà degli anni '60 una serie di opere attraverso l'uso
di calchi in gesso di opere antiche. Calchi dipinti o meglio “pitture
scolpite”, come l'artista stesso le definisce.
Tra le opere di maggior rilievo degli anni '80 sono le Iconostasi
di statue e tele velate (presentate per la prima volta nel 1989
alla Galleria Stein di Milano).
La sua opera è venuta acquistando nel tempo un'importanza
sempre maggiore e il riconoscimento internazionale che ne è
seguito mostra, come ha messo in evidenza lo storico dell'arte
francese Roland Recht «quanto l'arte concettuale italiana
debba a questo creatore precoce».
Nell'anno 2000 realizza Il faro d'Islanda, opera permanente, solitaria
e luminosa, nel territorio più desertico dell'Islanda,
innalzata in mezzo ai ghiacci.
Consacrato al Centre Georges Pompidou di Parigi (1997), Jean Clair
lo invita, unico artista italiano, alla grande mostra Mélancolie:
Génie et folie en Occident al Grand Palais di Parigi (2005).
Nel 2006 le sue opere figurano nell'importante mostra della Collezione
Pinault a Palazzo Grassi a Venezia. Nello stesso anno, nel Teatro
Farnese di Parma, l'artista realizza Teatro dell'arte e della
guerra, impressionante labirinto di cristalli infranti, immagine
di grandiosa bellezza e tragedia «dove – come ha scritto
Bruno Corà – la distruzione della forma, la dissoluzione
dell'immagine, unitamente all'irruzione della sonorità,
hanno, dal punto di vista percettivo e di coinvolgimento, un potenziale
altissimo».
Una delle sue più recenti opere è il grande Ex-voto
al Museo del Louvre.
Invitato più volte alla Biennale di Venezia (1972, 1982,
1984, 1986, 1995), ha presentato le sue opere presso numerose
altre prestigiose istituzioni internazionali pubbliche e private.
Scrive l'artista: «Non è riconoscibile un tempo determinato
in quello che faccio [...]. Un'opera e un'arte possono trovare
asilo solo in un paese senza tempo, in una terra senza orizzonte,
in un tempo senza tempo [...]. È naturale che il destino
di un'opera sia di essere pubblica ma, anche se potrà sembrare
un controsenso, penso che è nella segretezza e nel mistero
la sola condizione indispensabile perché vi sopravviva
un minimo di verità. Mistero, questo è appunto la
parola».
Claudio Parmiggiani vive e lavora a Bologna.
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Dove:
Palazzo Fabroni Arti Visive Contemporanee,
Pistoia (PT) |
Periodo:
dal 21/10/2007
al 23/03/2008 |
Orari:
martedì- sabato 10-16
domenica e festivi 12-16
chiuso lunedì
Le opere in mostra sono visibili solo in condizioni
di luce naturale essendo l'illuminazione artificiale
volutamente abolita |
Info:
tel. 0573-371817
www.parmiggianiapistoia.it |
Biglietti:
intero € 6,00
ridotto € 3,00
Gratis per scuole; ragazzi fino a 18 anni; maggiori
di 60 anni; diversamente abili; accompagnatori di diversamente
abili e di gruppi; giornalisti e insegnanti con tessera
professionale; guide turistiche di Pistoia; soci ICOM.
Biglietti combinati con gli
altri musei cittadini:
€ 8,00 (Palazzo Fabroni + 2 sedi museali)
€ 10,00 (Palazzo Fabroni + 3 sedi museali) |
Catalogo:
Umberto Allemandi EditoreTorino, 2007
cartonato, pp. 404, ill. e tavv. b/n col., cm 23x29.
A cura di Jean Clair.
Testi in italiano e inglese di Jean Clair, Chiara d'Afflitto, Claudio Parmiggiani
EAN: 9788842215752

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Curatori:
Jean Clair
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Note:
La mostra è organizzata dal
Comune di Pistoia in collaborazione con Pistoia Promuove,
con il patrocinio e il contributo della Camera di Commercio
di Pistoia e della Fondazione Cassa di Risparmio di
Pistoia e Pescia |
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