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L'alibi dell'oggetto.
Morandi e gli sviluppi della natura morta in Italia
La Fondazione Ragghianti organizza una mostra dedicata alla
raffigurazione della natura morta in Italia nel secondo Novecento
dal titolo 'L'alibi dell'oggetto. Morandi e gli sviluppi della
natura morta in Italia', curata da Marilena Pasquali e realizzata
con la collaborazione del Centro Studi Giorgio Morandi di Bologna
La Fondazione Ragghianti organizza una mostra
dedicata alla raffigurazione della natura morta in Italia nel secondo
Novecento dal titolo 'L'alibi dell'oggetto. Morandi e gli sviluppi
della natura morta in Italia', curata da Marilena Pasquali e realizzata
con la collaborazione del Centro Studi Giorgio Morandi di Bologna.
L'esposizione indaga attraverso 120 opere dei maggiori artisti italiani,
dagli anni Cinquanta ad oggi, 'la via italiana alla natura morta';
prosegue una riflessione storico-critica che la curatrice ha intrapreso
da tempo sul rapporto tra la realtà e la sua rappresentazione
nell'opera d'arte, sul tema appunto della cosidetta 'natura morta'
intendendo con ciò non tanto un genere pittorico che a volte,
in altri tempi e in altri luoghi, si è trasformato in puro
oggetto di arredamento, ma piuttosto un modo privilegiato per approfondire
lo studio dell'interrelazione tra le forme e quindi l'equilibrio
e la misura della composizione.
La natura morta ha infatti vissuto nel XX secolo una nuova stagione
di interesse e di sviluppo ed è per questo che oggi se ne
torna a parlare, trovandovi giustificazione artistica – prima
ancora che estetica – in un clima culturale diversissimo,
anche solo da quello di cinquant'anni fa. Anche i giovanissimi,
quelli che si avvalgono di strumenti e tecniche pittoriche legate
alla più assoluta contemporaneità, non sfuggono al
fascino dell'oggetto ed accettano la sua sfida semantica ed espressiva.
Parlando di 'natura morta' non si può prescindere dall'opera
di Giorgio Morandi, punto fermo da cui parte questa indagine, per
approdare poi ad esiti anche molto diversificati e persino inattesi.
Il cuore della mostra sarà costituito da 33 opere dell'artista
bolognese, tutte scelte fra quelle degli anni Cinquanta e Sessanta
per aprire la strada alle ricerche più recenti, da Filippo
de Pisis ad Alberto Burri, Afro, Fausto
Melotti, da Lucio Fontana a Jannis Kounellis, da Renato Guttuso
a Mimmo Rotella, da Piero Manzoni, a Michelangelo Pistoletto e Claudio
Parmiggiani, per arrivare a Piero Pizzi Cannella, Luca Pignatelli,
Luca Caccioni fino alle generazioni più giovani.
Il percorso sarà articolato in 'stanze', disegnando una mappa
della natura morta italiana contemporanea che accosta un artista
all'altro secondo un andamento sincronico e musicale:
Stanza 1: L'emozione e l'incanto: Filippo de Pisis,
Mario Mafai, Carlo Mattioli, Alberto Gianquinto, Jean-Michel Folon,
Piero Guccione.
Stanza 2: Alle soglie dell'astrazione: Alberto
Burri, Afro, Sergio Romiti, Fausto Melotti, Francesco Lo Savio,
Renata Boero.
Stanza 3: Il senso del sacro: Lucio Fontana, Pinot
Gallizio, Domenico Gnoli, Nanni Valentini, Claudio Costa, Aldo Mondino,
Giuseppe Maraniello, Girolamo Ciulla.
Stanza 4: La provocazione: Renato Guttuso, Mimmo
Rotella, Mattia Moreni, Luciano Ventrone.
Stanza 5: Lo specchio dell'esistenza: Gianfranco
Ferroni, Claudio Bonichi, Giorgio Tonelli, Bernardino Luino, Sandro
Luporini, Dino Boschi, Doriano Scazzosi.
Stanza 6: Lo spaesamento dell'oggetto: Piero Manzoni,
Jannis Kounellis, Pino Pascali, Vasco Bendini, Lucio Paolini, Michelangelo
Pistoletto, Mimmo Rotella, Daniel
Spoerri, Alik Cavaliere, Alighiero Boetti, Claudio Parmiggiani,
Piero Gilardi, Luigi Mainolfi.
Stanza 7: Il deposito della memoria: Roberto Barni,
Omar Galliani, Arcangelo, Piero Pizzi Cannella, Luca Pignatelli,
Gregorio Botta, Luca Caccioni, Lucia Pescador, Maurizio Savini,
Bertozzi&Casoni, Benedetta Bonichi, Paolo Delle Monache, Mirko
Baricchi, Alberto Zamboni, Tano Pisano, Luca Matti, Silvia Cardini,
Armando Dozza, Eron.
In occasione della mostra, la Fondazione Ragghianti pubblica un
catalogo ricco di approfondimenti sul tema, con immagini delle opere
esposte. Il testo è di Marilena Pasquali, l'introduzione
di Vittorio Fagone.
Presentazione di Marilena Pasquali
curatrice della mostra e presidente del Centro Studi
Giorgio Morandi
Da riflessioni ed esperienze precedenti – la più recente,
a Francavilla al Mare l'estate scorsa – è nata questa
mostra, volta prima ad indagare e poi a ribadire la continuità,
la vivacità e persino la necessità di un'arte che
riconosce nell'oggetto l'occasione, il pretesto, l'alibi per mettersi
alla prova, per dire se stessa e per riflettere il mondo.
L'oggetto assume così il significato della parte per il tutto,
del modello di riferimento, dell'emblema di una realtà in
cui la forma o la sua negazione, l'esaltazione o il rifiuto del
quotidiano, il ripiegamento su se stessi o l'apertura all'altro
da sé, tutto si esprime nella rappresentazione dell'oggetto,
vanitas di un tempo umano che non è possibile arrestare e
che può trasformarsi in durata solamente nella sospensione
dell'immagine.
Morandi è un punto di riferimento irrinunciabile (e non solo
in Italia) nel percorso di 'riscoperta' dell'oggetto che attraversa
tutto il ventesimo secolo e che giunge al presente, ai giovani di
oggi che, con linguaggi e tecniche diverse, trovano nell'oggetto
un 'modello' comunque inedito e ricco di implicazioni espressive
non ancora esplorate.
Come ha scritto Carlo Ragghianti, Morandi ha fatto dei suoi «oggetti
penetranti», dei suoi «oggetti 'in costruzione' nello
spazio» una «struttura di visione», un'«architettura
della visione», la base stessa della sua poetica e della sua
poesia. E, con Ragghianti, tutti gli interpreti più attenti
riconoscono a Morandi questa facoltà di trasfigurazione di
un elementare frammento di realtà in forma pura, in bellezza
assoluta, da Cesare Brandi – che intuisce l'«oscuro
valore totemico» di questi oggetti-forma – a Giulio
Carlo Argan, per il quale «Morandi costruisce a partire dall'oggetto
come Mondrian dal soggetto».
E Morandi non è il solo a subire il fascino delle cose d'ogni
giorno (come scrive Cesare Pavese, «sappiamo che il più
sicuro – e il più rapido – modo di stupirci è
di fissare imperterriti sempre lo stesso oggetto. Un bel momento
questo oggetto ci sembrerà – miracoloso – di
non averlo visto mai»). Insieme a lui, dopo di lui, molti
e importanti sono gli artisti che sanno dare una propria, originale
ed irripetibile interpretazione di quella che un tempo si era soliti
chiamare 'natura morta' e che negli ultimi cinquanta-sessant'anni
si è rivelata arte più viva che mai.
Qui se ne propone una possibilità di lettura secondo sette
declinazioni, sette percorsi che non intendono certo esaurire le
potenzialità espressive dell'incontro fra artista e oggetto,
quanto piuttosto invitare ad individuarne altre, a mettersi ancora
una volta in gioco per rispecchiarsi senza timori nei frammenti
di realtà che ci circondano.
Grazie alla Fondazione Ragghianti l'indagine prosegue e si approfondisce.
Grazie agli amici di Lucca, con i quali presto ci troveremo ancora
a lavorare ad un comune, affascinante progetto sul rapporto Ragghianti-Morandi,
è oggi possibile affrontare il tema con libertà di
pensiero ed ampiezza di sguardi.
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Dove:
Fondazione Ragghianti,
Complesso monumentale di San Micheletto, Lucca (LU) |
Periodo:
dal 16/11/2007
al 20/01/2008 |
Orari:
tutti i giorni 10-13 e 15-19
chiusa il lunedì |
Info:
tel. 0583-467205
www.fondazioneragghianti.it |
Biglietti:
ingresso gratuito offerto dalla
Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca |
Catalogo:
A cura di Marilena Pasquali.
Testi di Giovanni Cattani, Vittorio Fagone, Marilena
Pasquali.
176 pp, 27x23,5 cm
€ 20,00
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Curatori:
Marilena Pasquali
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Note:
mostra realizzata con la collaborazione
del Centro Studi Giorgio Morandi di Bologna |
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