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Pompeo Batoni. L'Europa delle corti e il Grand Tour
Nelle sale restaurate di Palazzo Ducale, Lucca
celebra il trecentenario della nascita di Pompeo Batoni, il suo
pittore più significativo, con una grande esposizione che
riunirà finalmente i capolavori dell'artista dispersi tra
musei e collezioni di tutto il mondo
Nel 1967 Lucca celebrò Pompeo Batoni
(Lucca 1708 - Roma 1787) in Palazzo Ducale con una mostra, la prima
e l'ultima a lui dedicata, curata della compianta Isa Belli Barsali.
Erano molti all'epoca i problemi ancora aperti sulla sua pittura,
sulla sua personalità, inoltre un gran numero delle sue opere
non erano note o mal pubblicate. Ampie lacune vennero colmate nel
1985 quando apparve il fondamentale studio dedicato all'artista
da Anthony M.Clark portato a termine da Edgar Peters Bowron che,
dopo la prematura scomparsa dello studioso inglese, è oggi
unanimemente riconosciuto come il più autorevole conoscitore
dell'artista lucchese.
Sussistevano dunque i presupposti perché nella ricorrenza
del trecentenario della nascita, Lucca celebrasse più compiutamente
questo suo straordinario artista. Ancora una volta nelle sale restaurate
di Palazzo Ducale, nell'autunno prossimo si aprirà una esposizione
che, per il profilo culturale e per il fascino di capolavori riuniti
a Lucca da tutto il mondo, sarà per gli studiosi e per il
grande pubblico un appuntamento del massimo interesse tra quanti
sono previsti in città per il 2008.
Da due anni è al lavoro un comitato scientifico, composto
da esperti del settore quali appunto Edgar Peters Bowron, Hugh Honour,
Fernando Mazzocca, Liliana Barroero, Carlo Sisi, Enrico Colle e
coordinato da Maria Teresa Filieri, e che - grazie al sostegno della
Fondazione Ragghianti e della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca
- ha predisposto un progetto che il Ministero per i Beni e le Attività
Culturali ha fatto proprio, costituendo un apposito Comitato Nazionale
del quale fanno parte a vario titolo autorità ed esperti
con il compito di promuovere, preparare e attuare le manifestazioni
dedicate all'artista.
La mostra lucchese sarà articolata cronologicamente, evidenziando
con opportuni abbinamenti e confronti le tematiche e le tipologie
elaborate dal Batoni in modo da individuare le diverse fasi della
sua lunga vicenda artistica, sviluppatasi tra la fine degli anni
Trenta e la prima metà degli anni Ottanta del Settecento.
I. In questa
sezione iniziale vengono considerate la vita e la fortuna critica
dell'artista. L'immediato confronto con due tele come l'Allegoria
delle Arti di Francoforte e l'Allegoria della Pittura di Dresda
introduce adeguatamente al linguaggio e ai contenuti della pittura
dell' «omo grande» (Canova). Non manca il celebre
Autoritratto (1773-74), oggi agli Uffizi, con un Pompeo Batoni
in età avanzata «consunto dal lavoro, - scrive Clark
con la consueta irriverente ironia - senza pretese e bruttino,
il tipico volto di un lucchese arrivato, dominato dai grandi occhi
pieni di qualcosa affine alla preoccupazione umana».
Figlio di un celebre orafo, Paolino, e destinato in un primo tempo
a lavorare nella bottega del padre, Pompeo Batoni «nato
pittore», ha la possibilità di trasferirsi a Roma
(1727) per perfezionare la sua formazione grazie all'incoraggiamento
e al sostegno finanziario delle maggiori famiglie dell'aristocrazia
lucchese.
II. A Roma il giovane pittore segue
il suo apprendistato presso artisti affermati quali il Conca,
il Masucci e, soprattutto, l'Imperiali; passa lunghe giornate
a copiare gli affreschi di Raffaello e del Carracci, mostrandosi
già nei primi dipinti particolarmente interessato al classicismo
rinascimentale e del primo Barocco. Si dedica anche a copiare
le sculture del Belvedere che incontrano l'immediato successo
presso gli acquirenti inglesi. Già allo scadere gli anni
Trenta ottiene commissioni di prestigio che ne diffondono il nome
come ultimo rappresentante della 'grande maniera' destinata a
rinnovarsi per confluire nella cosiddetta rivoluzione neoclassica.
Produce in questi anni grandi pale d'altare (Presenta~one al tempio,
1735, Brescia; Estasi di santa Caterina da Siena, 1743, Lucca)
e opere di carattere allegorico (Trionfò di Vene~a, 1737,
Raleigh, USA; Ercole al bivio,1748, Vienna).
III. Il decennio 1750-1760 vede Pompeo
Batoni impegnato a soddisfare le commissioni delle grandi Corti
(Teti affida a Chirone l'educazione di Achille, 1760-61, Parma;
Allegoria della morte dei due jìgli di Ferdinando IV, 1763,
Caserta), a produrre un numero sempre più grande di eleganti
ritratti (Gerolama Santacroce come Vanitas, 1750, Roma), ma anche
soggetti storici (Antonio e Cleopatra, 1763, Brest), mitologici
(La scelta di Ercole, 1763-65, S. Pietroburgo) e di pittura sacra
(San Giacomo condannato al martirio, 1752, Siracusa) ambito questo
che lo vede diventare il maggior interprete delle istanze riformatrici
di una Chiesa intenzionata a recuperare un ruolo dominante nella
società.
Nel 1760 Benjamin West, pittore americano, definisce Pompeo Batoni
"prince of painters in eighteenth-century Rome". Il
giudizio non è isolato né stravagante. Solo Mengs,
l'artista boemo amico/rivale del Batoni, gode di altrettanta stima
presso i committenti locali e i grands touristes che da tutta
l'Europa arrivavano in Italia per immergersi nello splendido scenario
della Roma neoclassica. E addirittura Winckelmann, autorità
indiscussa in campo artistico e mentore del Mengs, nel 1768 si
fa ritrarre da Anton von Maron con in mano un disegno oggi perduto
del Batoni.
IV. Grande spazio è dedicato
ai ritratti per i quali Pompeo Batoni viene detto "l'artista
dei forestieri". Egli fu, com'è noto, il pittore più
richiesto da una generazione di raffinati gentiluomini d'Europa,
in particolare Lords e lordlings britannici che, attirati dai
capolavori dell'antichità, non seppero rinunciare all'esperienza
di un viaggio a Roma né alla legittimazione di un ritratto
del Batoni che emblematicamente li rappresentò in posa
nonchalant accanto a celebri sculture classiche e sullo sfondo
delle vedute della città, eterno simbolo della centralità
dell'arte occidentale. Qui, in folta compagnia, trovano posto
William Fermor (1758, Houston); Edward Howard (1764, Londra);
il famoso attore David Canice (1764, Oxford) immortalato anche
da Hogarth e Gainsborough; Thomas Dundas (1764, Richmond, UK);
Thomas Coke (1774, Norfolk); George Gordon lord Haddo (1775, Haddo
House, Scozia); Il primo conte di Milltown (Dublino) e, tra i
personaggi italiani, il sontuoso ritratto del Principe Abbondio
Rezzonico (1766, Bassano del Grappa).
Questi ritratti verranno accompagnati in mostra da una serie sceltissima
di arredi e oggetti d'arte ai quali sarà affidato il compito
di alludere al gusto e restituire il contesto cui è legata
l'invenzione del 'ritratto ambientato'.
V. Sicuramente la sezione sul Grand
Tour rappresenta il cuore dell'esposizione che però non
si limita a questo unico e più noto aspetto della produzione
del Batoni, e infatti riserva spazio adeguato alle magnifiche
pale d'altare che servirono da modello per il rinnovamento della
pittura sacra (1773, Vienna) e ai dipinti con ritratti (Pio V7,
1775-6, Roma) mitologici (Bacco e Arianna, 1773-4, Roma) e allegorici
(Allegoria della Religione, 1780, Caserta) in cui Pompeo Batoni
ebbe modo di esercitare il suo eccezionale talento e la prodigiosa
forza inventiva.
Le opere più tarde dell'artista al culmine della sua fama
e della sua capacità di rinnovare con straordinario eclettismo
forme e contenuti, sono esemplificate dalle sontuose rielaborazioni
delle gesta degli eroi e dalla creazione dei cosiddetti 'ritratti
di stato' ovvero sia la rappresentazione di quei monarchi riformatori
che hanno fatto la storia dell'Europa illuminata (L'imperatore
Francesco I col Granduca di Toscana Pietro Leopoldo, 1769, Vienna;
L'Elettore Karl Theodor, 1775, Monaco).
VI. Viene mostrata alla fine del percorso
espositivo una serie di bellissimi disegni in parte collegati
ai dipinti in parte utili a comprendere il procedimento operativo
del Batoni.
A riprova dell'assoluto rilievo che Pompeo Batoni, riveste nella
storia dell'arte occidentale, le esposizioni che nel corso del
2008 saranno dedicate al maestro lucchese vedranno coinvolte altre
sedi prestigiose oltre a Lucca e, pur differenziate nelle proposte
espositive, tutte e tre le manifestazioni saranno legate da un
unico filo conduttore che farà capo alla cura e alla supervisione
di Edgar Peters Bowron.
Il Museum of Fine Arts di Houston ospita una mostra, che si sposterà
nella primavera alla National Gallery di Londra nella primavera
per confluire finalmente in autunno nella rassegna lucchese che
sarà la più ricca e articolata.
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Dove:
Palazzo Ducale,
Lucca (LU) |
Periodo:
dal 06/12/2008
al 29/03/2009
prorogata al 03/05/2009 |
Info: tel.
0583-467205 |
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