EXHIBITIONS.IT - Mostre d'arte a Firenze e non solo - Art shows in Florence and beyond
EXHIBITIONS.IT - Mostre d'arte a Firenze e non solo - Art shows in Florence and beyondA Palazzo Medici Riccardi Cinquanta dipinti di Ottone Rosai a 50 anni dalla scomparsa

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Cinquanta dipinti di Ottone Rosai a 50 anni dalla scomparsa

Palazzo Medici Riccardi ospita una raccolta di 50 opere dell'artista fiorentino, alcune delle quali poco note, che gettano nuova luce sulla complessa personalità di uno dei protagonisti dell'arte figurativa italiana del '900


Per iniziativa della Provincia di Firenze, nelle sale di Palazzo Medici Riccardi a Firenze dal 27 gennaio al 2 aprile 2008, sarà organizzata una mostra dedicata all'opera di Ottone Rosai (Firenze 1895 - Ivrea 1957) a 50 anni dalla scomparsa.

Si tratta di un percorso espositivo di 50 dipinti provenienti da raccolte pubbliche e private, che raccontano l'attività di Rosai dagli anni '10 agli anni '50.

Una scelta fra lavori di grande reputazione che consente, in modo sintetico, di avere un panorama del suo linguaggio, tra i più significativi nella cultura figurativa toscana del '900 che ha avuto ampio spazio nella considerazione critica e nella storia del nostro Paese.

Soggetti che propongono varie occasioni di immagine: nudi, ritratti, monumenti, strade, interni, nature morte, interpretati con una pittura che ha mantenuto ampi raccordi con il nostro tempo, e che ancora ha molto da comunicare nei termini di una rappresentazione appassionata, di grande energia espressiva e carica umana.

L'insieme di paesaggi e figure maschili consentono nuove riletture della complessa personalità dell'artista fiorentino. Vengono esposte opere poco conosciute e alcune celeberrime che spiccano sul piano non solo nazionale: "L'uomo della panchina" del 1930, il "Ritratto del padre" e "Via Toscanella" del 1922, "Vallesina" dipinta nel 1916 quando Rosai era sul fronte nella Grande Guerra, un'opera che è stata di proprietà di Vittorio De Sica. E poi un gruppo di drammatici corpi plastici: "Nudo disteso", 1947, "Atleta" 1948, "Nudo di ragazzo" 1950, campioni di una monumentale figuratività che bastano a collocare Rosai al vertice delle arti del XX secolo.

Il catalogo, delle Edizioni Pananti di Firenze, offre lo studio approfondito di ogni dipinto, una rilettura aggiornata sui caratteri salienti dell'opera rosaiana e un'antologia di interventi critici, letterari e di testimonianze che seguono la progressione stilistica ed esistenziale dell'autore. Documenti, lettere, disegni saranno corredo utile alla conoscenza del pittore specie per le generazioni più giovani.

Curatori dell'esposizione sono il critico Luigi Cavallo e Piero Pananti, con la collaborazione di Franco Farsetti e Frediano Farsetti.

Nell'ambito della mostra, è previsto anche un convegno di studi su "Rosai uomo e artista", con l'obiettivo di dare nuovo impulso agli studi su Ottone Rosai.


Firenze dipinta da Rosai
[di Luigi Cavallo, dal catalogo della mostra]

Non vi è artista italiano che si possa identificare con una città come Ottone Rosai (1895-1957) si riconosce e si rispecchia in Firenze. L'aderenza allo spirito e al clima fiorentino per tutta la vita ha pesato sul suo destino. Fino a un certo punto è Firenze a formare la cultura e lo stile di Rosai, a radicarsi come entità storica e architettonica nella sua fisonomia formale. Ma quando questa sorta di assimilazione mitologica si compie, negli anni maturi dal 1930 e fino alla fine, sarà Firenze a ricevere dal pittore un volto, una scena rinnovata nel senso rosaiano, rustico insieme e lirico, descritto con personaggi memorabili del popolo ed elevato nella nuova meditazione dei luoghi classici, antichi che con lui tornavano a vitalizzarsi, assumevano valori ed energie contemporanee.
La mostra che si apre a Firenze, organizzata dalla Provincia in Palazzo Medici Riccardi, presenta alcuni documenti del grande attaccamento di Rosai alla sua città: da un'opera del 1918, Follie estive, che riprende con i modi futuristi l'allegria di un locale da ballo, al nobile andamento di una strada sui colli, Il Giramontino, 1920, fino al cuore della sua poetica rionale, Via Toscanella, 1922, in San Frediano, Oltrarno, dove il pittore aveva allora un laboratorio di falegnameria. Incontro in via Toscanella, Donne alla fonte, dipinti del 1922, offrono un'idea ravvicinata di ciò che era la vita popolare che sembrava svolgersi in quel luogo ancora secondo ritmi arcaici; le donne ferme a chiacchiera senza occupazioni frettolose, e sul fondo i muri come citazioni medievali.
Per una mostra della metà anni '50, nella quale comparivano una trentina di suoi lavori recenti sul tema dei «monumenti fiorentini», Rosai scrisse una nota illuminante: «nato e cresciuto in questa città di Firenze dove vivendo ho dipinto la quasi totalità delle mie opere giunto alfine sulla soglia della vecchiaia […] mi è maturata l'idea di tradurre in un compiuto ciclo di immagini anima e volto della mia città […]. Dall'età della ragione ho guardato la mia città e appagato l'occhio nel fascinoso gioco di spazi e di prospettive che la natura intreccia con le insigni architetture […]. Non c'è angolo di strada, profilo di torre, perimetro di piazza a Firenze, non loggia, chiesa o palazzo di cui non abbia al tempo de' miei vent'anni indagato forma e colore, scoperto o inventato la storia. Piazze e strade già apparse smisurate ai miei occhi di fanciullo restringevano col crescer degli anni e precisavano i loro contorni, assumevano volto e carattere rivelando ognuna un suo particolare segreto. Da questa conquista assidua e paziente della mia città ho ricavato preziose esperienze e insegnamenti.»
Nella mostra ora in corso questo itinerario rosaiano si documenta in alcune versioni di Via San Leonardo, dove Rosai ebbe studio dagli anni '30 al '57, luogo deputato della sua osservazione lirica, e quindi nella grande tela in cui la facciata della chiesa di Santo Spirito è autentica apparizione, quasi miraggio tradotto dall'artista per dichiarare il suo amore alla città. 


Nota biografica
[a cura di Oretta Nicolini]

1895-1907
Ottone Rosai nasce il 28 aprile 1895 in via Cimabue, uno dei vecchi quartieri di case popolari di Firenze. Il padre, Giuseppe, è fiorentino, per tradizione familiare intagliatore e falegname. La madre, Daria Deboletti, della provincia senese. Ottone è il terzo di quattro figli, Ada (1880), Oreste (1887) e Perseo (1899).
La famiglia, stando ai ricordi del pittore (Frontespizio, Firenze, aprile 1937), va ad abitare in una zona periferica, quasi aperta campagna, «in via Scialoia prima e nel viale Mazzini dopo».
Ottone frequenta le scuole elementari, finite le quali il padre lo vorrebbe con sé nel laboratorio di artigiano. Il fanciullo tuttavia, già portato all'arte, tanto che si fa risalire al 1906 il suo primo disegno noto, Case e cipressi contro la collina, dopo un breve apprendistato presso lo stipettaio Coppedé, è iscritto all'Istituto d'Arti Decorative di piazza Santa Croce, dove studia disegno ornato.

1908-1912
La vita scolastica gli diviene insopportabile, al chiuso delle aule preferisce il contatto diretto con la città e gli uomini che l'abitano; li ritrae a matita negli atteggiamenti usuali del lavoro o del riposo. Sono gli artigiani e gli operai che frequentano la bottega paterna, o gli avventori di osterie e caffè, luoghi dai quali il giovane si sente irresistibilmente attratto, dove diviene abile nel gioco delle carte e del biliardo. Espulso dall'Istituto d'Arti Decorative, nel 1908, comincia a frequentare il R. Istituto di Belle Arti, l'Accademia, dove rimane fino all'anno scolastico 1912-13. I risultati dei corsi di studio furono buoni, con punte di eccellenza nelle materie Architettura e Disegno di architettura. Tuttavia anche l'ambiente e l'insegnamento dell'Accademia non sono confacenti all'indole di Rosai che, dopo un diverbio con il maestro Calosci, viene espulso.
Continua a frequentare, con un certo profitto, la Scuola libera d'incisione all'acquaforte, istituita nel 1912 presso l'Accademia di Firenze, tenuta da Celestino Celestini.
Esegue diverse incisioni che hanno per soggetto scorci architettonici di Firenze, vedute un po' lugubri e notturne sul modello allora in voga di Gordon Craig.
Prende in affitto una stanzetta vicino all'Accademia, in via Ricasoli; comincia a leggere Baudelaire, Mallarmé, Kipling, Dostoevskij e Oscar Wilde.
Al 1910 si fanno risalire alcuni disegni erotici; del 1912 è invece un Paesaggio di grandi dimensioni (cm 200,5x130), di impostazione che è stata definita floreale.

1913
In giugno-luglio partecipa alla mostra di incisioni degli allievi che si tiene all'Istituto di Belle Arti di Firenze; in luglio, con tre lavori, alla Prima Mostra di Bianco e Nero, organizzata da Celestini a Pistoia per gli allievi della Scuola.
Ha studio insieme con Betto Lotti; dipinge e modella le opere che espone in novembre-dicembre, in un locale di via Cavour 86. Contemporaneamente dal libraio Gonnelli nella stessa via Cavour, si tiene la mostra futurista di Lacerba. I futuristi, condotti da Papini, visitano l'esposizione di Rosai e, ricorda il pittore, «mi fecero elogi che ricevetti come enormi ricompense e mi invitarono a unirmi a loro». Conosce Marinetti, Palazzeschi, Boccioni, Carrà, Severini, Tavolato e Soffici, di cui diverrà grande amico e che gli sarà maestro e guida per tutti gli anni Venti.
Tuttavia, secondo una testimonianza di Betto Lotti, la prima reazione di Rosai fu di avversione al futurismo, un dissenso di durata irrisoria: il 12 dicembre Carrà ricorda che Rosai partecipò con «giovanile entusiasmo» alla serata futurista al Teatro Verdi di Firenze.
La prima opera futurista dipinta da Rosai Dinamismo bar San Marco della raccolta Mattioli, Milano; realizzata, stando ai ricordi del pittore, proprio durante la mostra di via Cavour.

1914
Dal 13 aprile al 25 maggio partecipa alla Esposizione libera futurista da Sprovieri, a Roma; il 1° aprile inizia la collaborazione a Lacerba con un disegno, seguono scritti in vernacolo, prime prove di un'attività, quella letteraria, non secondaria nel lavoro dell'artista. Determinante in questo periodo per l'apertura culturale su fatti artistici internazionali è l'amicizia con Soffici, che gli fa conoscere, nella sua casa di Poggio a Caiano, quanto ha riportato dal soggiorno parigino di inizio secolo e dai successivi viaggi in Francia: documenti sull'impressionismo, Cézanne, Picasso e il cubismo, opere originali del Doganiere Rousseau, poesie e scritti di Apollinaire.
Partecipa con fervore, accantonando l'attività artistica, alle manifestazioni interventiste fiorentine, sostenute dagli intellettuali collaboratori di Lacerba.

1915
Allo scoppio della guerra parte soldato, assegnato al 1° Granatieri, Roma. Dopo qualche mese di addestramento nel Lazio, è inviato al fronte, nei pressi di Gorizia. Partecipa a numerose azioni, viene ferito a un piede e ricoverato in un ospedale da campo dove incontra Scipio Slataper, anch'egli ferito.

1916
Dai primi di marzo alla metà di giugno, per motivi di salute, è mandato nelle retrovie, a Venas di Cadore. Qui per incarico del suo Capitano dipinge a olio dei ritratti e ha modo di eseguire alcuni quadri per sé, come Guerra + rancio, Vallesina, Dalla finestra, Alla Rotonda, e diversi disegni.

1917
Ferito due volte, si ammala di febbre spagnola riuscendo a guarire con una sbornia. Ottiene il Grado di Aiutante di Battaglia per meriti di guerra.

1918
Decorato con medaglia d'argento. Diventa Ardito. Fa domanda per essere trasferito in un Reparto d'Assalto. Combatte sul Monte Grappa ed è nuovamente decorato. La guerra è per lui esperienza fondamentale. I ricordi di quel periodo sono raccolti in alcune pagine del Libro di un teppista, 1919, e più diffusamente ripresi nel libro dedicato a quegli anni, Dentro la guerra, 1934.

1919
In attesa del congedo definitivo, trascorre i primi mesi dell'anno a Roma. Dopo la smobilitazione riprende il lavoro nella bottega paterna. A Firenze, con Nannetti, Manni, Agnoletti e altri costituisce il primo Fascio di Combattimento.
Dipinge ancora memore dell'avvio futurista. Partecipa con cinque opere alla Grande Esposizione Nazionale Futurista alla Galleria Centrale d'Arte di Milano, Palazzo Cova, che viene poi portata a Firenze.
La sua attenzione è però ora rivolta agli antichi pittori toscani.

1920
Da quest'anno affronta nuove esperienze di linguaggio; abbandonate le ricerche cubofuturiste, il pittore trova nella realtà che gli sta da presso pretesti per pagine di alta espressività, di compatta misura formale, piccole tele che rimangono fra le più significative dell'arte italiana. Dipinge i primi Giocatori di toppa (raccolta Mattioli) e un ritratto dell'amico Remo Chiti. In novembre mostra personale a Firenze, Palazzo Capponi, con ventinove dipinti, sedici disegni e quarantotto appunti; Fernando Agnoletti tiene il discorso inaugurale. Soffici e de Chirico recensiscono l'esposizione in modo lusinghiero.

1921
Conosce un'impiegata del giornale La Nazione, Francesca Fei, che alla fine del '22 diverrà sua moglie.

1922
Il 18 febbraio un lutto gravissimo: il padre, malato e oppresso dai debiti, si suicida in Arno. Il mantenimento della madre e della sorella sono ora a carico di Rosai, costretto a mandare avanti fra enormi difficoltà la bottega di mobili.
In marzo tiene una personale alla Saletta Gonnelli di Firenze e in novembre espone alla Casa d'Arte Bragaglia di Roma, presentato in entrambe le occasioni da Soffici. La mostra romana è una delusione: scarsi il pubblico e le vendite, indifferente la critica.
È spesso ospite di Soffici a Poggio a Caiano, dove trova conforto nell'amicizia e nella stima di quello che considera fratello e maestro.
Dipinge le tre versioni di Via Toscanella.

1923-1926
Esegue una serie di paesaggi, gli ultimi quadri prima di una pausa creativa che durerà fino al 1926.
Nonostante impieghi tutte le proprie energie nel lavoro di bottega, sono anni di indigenza e di solitudine. Anche Soffici è lontano, nel 1923-24 trasferito a Roma.
Nel 1926 inizia la collaborazione alla rivista Il Selvaggio di Mino Maccari, che proseguirà fino al 1929.

1927
Con cinque opere è presente alla Prima Mostra d'Arte del Gruppo del Selvaggio, inaugurata a Firenze, in via San Zanobi 60, dal Ministro Bottai il 27 febbraio. In questa occasione conosce Romano Bilenchi.
Esegue una serie di incisioni e partecipa alla II Esposizione Internazionale dell'incisione moderna a Firenze.
Riprende l'attività pittorica che d'ora innanzi sarà intensa.

1928
Durante una gita nella campagna senese conosce casualmente Vasco Pratolini.
Partecipa alla I Mostra Regionale d'Arte toscana a Firenze e alla XVI Biennale di Venezia con due opere.

1929
Espone alla Seconda Mostra del Novecento italiano, a Milano, e a Firenze alla II Mostra Toscana degli Artisti sindacati.
Cessa la collaborazione con Il Selvaggio e inizia quella con Il Bargello, settimanale della Federazione provinciale fascista fiorentina, diretto da Alessandro Pavolini, poi da Gioacchino Contri. Rosai è l'illustratore ufficiale delle prime annate.

1930
Sono pubblicati da Vallecchi il suo libro Via Toscanella con prefazione di Ardengo Soffici, e, a cura di Contri, Ottone Rosai. I disegni del «Bargello».
In luglio esce un opuscolo polemico Il Rosai, a cura di Berto Ricci, Dino Garrone, Bruno Rosai, Gioacchino Contri, Edoardo Persico.
Organizzata da Persico si inaugura il 5 novembre a Milano, alla Galleria del Milione, una sua personale.

1931
Il 3 gennaio primo numero del mensile L'Universale, diretto da Berto Ricci e in seguito da Romano Bilenchi, con lo scopo di diffondere e affermare la pittura di Rosai.
Deluso per l'insuccesso economico della mostra al Milione, Rosai trascura l'attività pittorica; di quest'anno si conoscono qualche ritratto e alcuni disegni.
La situazione finanziaria si fa sempre più grave.
Pubblica un opuscolo polemico, Alla Ditta Soffici-Papini & Compagni, che segna la rottura con i vecchi amici, Soffici e Papini, appunto, e Carlo Carrà.
Firma assieme con altri il foglio Svaticanamento, contro una recente enciclica papale e rischia il deferimento al Tribunale Speciale.
Lavora a un libro sulla guerra che, stampato in parte su periodici, suscita la reazione del Ministero Stampa e Propaganda che ordina di sospenderne la pubblicazione.
Con testo di Sandro Volta, nella collana Arte Moderna Italiana diretta da Scheiwiller per Hoepli, esce una monografia su Rosai con 32 riproduzioni.
Verso fine anno abbandona l'attività di mobiliere.

1932
Affitta come studio in via Villamagna 118 un casotto del dazio, a lato dell'Arno. Due ragazzi del posto, Dino Caponi e Sergio Donnini, divengono suoi allievi.
Il ritrovato contatto con la natura rende la sua pittura più chiara, percorsa come da suggestioni dell'impressionismo.
Partecipa alla XVIII Biennale di Venezia con dodici opere.
La sua pittura comincia a suscitare interesse; a Firenze, nella Galleria di Palazzo Ferroni, dell'antiquario Luigi Bellini, tiene in ottobre una personale con circa cento opere. Il successo è completo, Rosai ne è finalmente soddisfatto. Un dipinto è acquistato dalla Presidenza del Consiglio.
Stampato per le Edizioni del Bargello, Firenze, l'opuscolo Incontro con Garibaldi, con testi di Rosai («Incontro con Garibaldi»), Agnoletti, Berto Ricci, Alberto Luchini, e un ritratto dell'eroe disegnato dal pittore.
Il libro Dentro la guerra non può uscire per il veto di Mussolini al quale Rosai si conforma per la stima che porta al Duce.

1933
Nel gennaio L'Universale, divenuto quindicinale, si apre con un «Manifesto Realista» di Berto Ricci, firmato anche da Rosai, Roberto Pavese, Icilio Petrone, Alberto Lucchini, Mario Tinti, Edgardo Sulis, Gioacchino Contri, Diano Brocchi, Romano Bilenchi, Alfio Del Guercio, Giorgio Bertolini; la cultura fascista viene definita «realista» cioè concreta, in contrapposizione all'idealismo gentiliano.
In settembre decide di trasferirsi in via San Leonardo; comincerà a lavorare nel nuovo studio verso fine anno.
Dal 2 al 16 dicembre mostra personale a Milano, Galleria delle Tre Arti, organizzata da Edoardo Persico; il discorso inaugurale è di Alberto Savinio, Persico tiene la conferenza di chiusura.

1934
In estate abbandona il casotto di via Villamagna per il nuovo studio in via San Leonardo 25a, dove rimarrà definitivamente.
Per Novissima di Roma esce in edizione di lusso numerata il libro Dentro la guerra.
Dipinge figure a grandezza naturale, con colore torbido, di grande evidenza plastica.
Sette quadri alla XIX Biennale di Venezia.

1935
Con prefazione di Mario Tinti è pubblicato il volume L'architettura delle case coloniche in Toscana, con 32 disegni di Rosai (Rinascimento del libro, Firenze, 1934-35).
Cinque quadri alla II Quadriennale di Roma. Partecipa in gennaio alla Mostra d'Arte Contemporanea a Varsavia. La presenza nelle mostre pubbliche comincia a creare consensi intorno a Rosai, che tuttavia in aprile scrive a Mussolini lamentando la scarsa considerazione in cui è tenuto il suo lavoro dalla stampa italiana.
Dipinge due pannelli per la nuova stazione di Firenze, progettata da Giovanni Michelucci, di cui è stato vivace sostenitore.

1936
In febbraio-marzo personale al Lyceum di Firenze. Con il discorso «Difesa», pubblicato poi nel numero di marzo della rivista fiorentina Il Frontespizio, Rosai vuole togliersi di dosso la nomea di «teppista» e spiega le ragioni della propria arte che «tenta di esprimere il sentimento dell'universo».
Espone tre opere alla XX Biennale di Venezia.

1937
Firenze in questo periodo è centro della cultura nazionale con Montale, Bo, Papini, Longhi, Berenson, Ojetti, Loria, Bonsanti, Vittorini, Landolfi, Bilenchi, Luzi, Lisi, Carena, Capocchini. Luogo di incontro il Caffè delle Giubbe Rosse.
Il numero di aprile de Il Frontespizio è dedicato a Rosai, che vi scrive una pagina, «L'essenziale», nella quale è riassunto il suo credo artistico.
Importante mostra a Genova, nella Galleria Genova di Cairola, Ottone Rosai e i suoi allievi, Caponi, Tirinnanzi e Donnini, prefazione di Mario Tinti. Buon successo di vendite.

1938
Espone dodici opere alla XXI Biennale di Venezia.
Trascorre parte dell'estate a Greve in Chianti dove esegue dipinti e disegni di paesaggio.

1939
Partecipa con cinque opere alla III Quadriennale di Roma.
Le Edizioni del Cavallino gli dedicano un libretto con introduzione di Alfonso Gatto, Disegni di Ottone Rosai.
Settembre-ottobre: due opere alla prima edizione del Premio Bergamo, Mostra nazionale del paesaggio italiano (in giuria, fra altri, Alessandro Pavolini, Giulio Carlo Argan, Roberto Longhi).
In novembre personale alla Galleria Barbaroux di Milano, con ottimo successo di vendite.
Presenta un dipinto al Concorso Ussi.
Viene nominato per chiara fama, su interessamento del ministro Bottai, professore di figura disegnata nel R. Liceo Artistico di Firenze.

1940
Espone in collettiva da Barbaroux a Milano e alla sala d'arte de La Nazione, a Firenze.
Dipinge una serie di tondini con i ritratti di amici letterati e pittori.
Partecipa al II Premio Bergamo ed è in giuria assieme con Maccari.
Per l'editore Parenti esce la monografia di Michelangelo Masciotta, Ottone Rosai, con ampia antologia critica.
In novembre-dicembre, Mostra di Pittori e Scultori Italiani Contemporanei alla Kunsthaus di Zurigo.
In dicembre personale alla Galleria Genova, di Genova. La mostra ha successo completo, tutte le opere vendute.

1941
Con testo di Alessandro Parronchi e nota biografica di Michelangelo Masciotta, esce a cura di Giovanni Scheiwiller la ristampa rinnovata della monografia del 1931, Hoepli, Milano. Edita da Vallecchi la monografia con testo di Alfonso Gatto.
In giugno personale al centro di Azione per le Arti di Torino, presentata da Gatto.
Aprile-maggio, XII Mostra d'arte toscana, Sindacato interprovinciale fascista Belle Arti, Palazzo Strozzi, Firenze.
In estate trascorre una ventina di giorni a Bocca di Magra con Piero Santi; disegna barche, le rive del fiume, la spiaggia. Tornato a Firenze trae da quegli appunti alcuni dipinti che hanno per soggetto paesaggi marini.
Partecipa con due dipinti al III Premio Bergamo.

1942
Gli è assegnata la cattedra di pittura all'Accademia di Firenze; come assistente sceglie Dino Caponi.
Partecipa a mostre collettive a Milano, da Barbaroux e alla Galleria Borgonuovo; a Genova, Venezia, Palermo.
Un dipinto alla XXIII Biennale di Venezia.
Trascorre l'estate con Piero Santi in un paesino di poche case, Chiesanuova, nella provincia di Firenze. Dipinge quadri chiari, con vedute di campi, olivi e pini. Inizia una serie di autoritratti, circa una ventina, che compie nel giro di due anni.
3-12 ottobre, Firenze, mostra di disegni alla Galleria Il Ponte (Lungarno Guicciardini 5r).
1°-20 novembre, mostra di Carrà, de Chirico, Morandi e Rosai, presentata da Masciotta, che inaugura la Galleria Il Fiore, Firenze, vivamente sostenuta da Rosai.
Nella collana di Scheiwiller, All'Insegna del Pesce d'Oro, il volumetto Le «svedesi» di Rosai, testo di Raffaello Franchi, 20 illustrazioni di Rosai, figure disegnate su scatolette di fiammiferi svedesi nel 1920.
Con testo di Franchi è pubblicato, nella collana Arte Moderna Italiana di Hoepli, il libro Disegni di Ottone Rosai.
Personale a Bergamo, Galleria La Rotonda.

1943
In febbraio mostra personale a Milano, Galleria Cairola, prefazione in catalogo di Raffaele Carrieri.
30 maggio-15 giugno, collettiva con tre sue opere a Firenze, Galleria Il Fiore, presentazione di Stefano Cairola.
Per le Edizioni di Rivoluzione, Firenze, Piero Santi pubblica un volume dedicato a Gli autoritratti di Ottone Rosai.
Partecipa alla IV Quadriennale di Roma con tre opere.
L'8 settembre, alla notizia dell'armistizio, Rosai è aggredito e picchiato da un gruppo di antifascisti.
Per qualche tempo lascia lo studio di San Leonardo e vive presso la moglie in via de' Benci.
In questi anni di guerra Rosai svolge in pittura soggetti che si ricollegano a temi sacri, soprattutto la crocefissione, simbolo degli eventi tragici che si stanno vivendo.

1944
La casa di via de' Benci è rifugio per alcuni amici di Rosai, membri della Resistenza, come il pittore Enzo Faraoni. In agosto i tedeschi si ritirano da Firenze e cominciano le epurazioni. È richiesto l'allontanamento di Rosai dall'incarico di insegnante all'Accademia.

1945
Dipinge una serie di ritratti, fra gli altri: Santi, Luzi, Soffici.
18 marzo-5 aprile, personale di opere dal 1919 al 1944 alla Galleria Il Fiore, Firenze.

1946
A Milano, mostra collettiva alla Galleria Annunciata, e personale alla Galleria della Spiga; personale a Venezia, Piccola Galleria.
Dal 21 dicembre al 4 gennaio 1947 la Galleria Il Fiore espone la serie completa de «I tondini».

1947
Con testo di Parronchi pubblicata dall'editore Arnaud di Firenze una monografia sul pittore.
Mostra collettiva a Milano, Galleria del Naviglio.
Partecipa con sei opere alla mostra di artisti italiani organizzata da Barbaroux a Buenos Aires.

1948
Intensa attività espositiva: marzo-maggio, alla Rassegna nazionale di arti figurative, promossa dalla Quadriennale d'arte di Roma nella Galleria d'arte moderna, Roma, nella sala VII tre sue opere. Presenta un grande Nudo disteso al Premio Firenze; personale a Roma nella galleria di Tanino Chiurazzi; due dipinti alla Mostra nazionale d'arte contemporanea di Legnano. Suoi quadri sono alla mostra d'arte italiana a Madrid; presenta dieci opere alla XXIV Biennale di Venezia. Alcuni suoi disegni sono nelle vetrine della Galleria La Strozzina, a Firenze.

1949
Presente alle mostre d'arte italiana a New York, al Cairo, a Vienna.
Frequenta come un tempo il caffè delle Giubbe Rosse, dove convengono Montale, Landolfi, Gadda, Luzi, Bigongiari, Parronchi, Zampa, De Robertis, Lisi.

1950
Partecipa a mostre internazionali, a Parigi, Zurigo, Londra, Monaco di Baviera e altre città tedesche.
Cinque opere alla XXV Biennale di Venezia.
In novembre espone alla mostra Arte Italiana Contemporanea in Palazzo Strozzi.
Da quest'anno fino alla morte l'attività di Rosai è instancabile, dipinge per diversi mercanti e collezionisti privati, raggiungendo quel benessere economico che gli era sempre mancato.

1951
Rosai è anche occupato a riorganizzare i propri ricordi. Da Vallecchi esce, con prefazione di Carlo Bo, Vecchio autoritratto, che raccoglie i suoi scritti più noti. Vince ex aequo con Gianni Vagnetti il II Premio del Fiorino.
Una mostra di opere di Vagnetti e Rosai tratte dalle raccolte locali è organizzata in una sala del Bar La Posta di Prato.
Partecipa alla Mostra di grafica di artisti italiani contemporanei alla Galleria La Strozzina, Firenze.
Periodo di intenso lavoro, sollecitato anche da Gino Ghiringhelli, della Galleria del Milione di Milano, che è suo principale mercante.
Per le Edizioni del Milione esce una cartellina con sei riproduzioni di dipinti di Rosai e una introduzione di Giuseppe Raimondi.
A novembre mostra a Milano con quaranta opere, tutte vendute.

1952
Gli viene assegnata una sala personale alla XXVI Biennale di Venezia, curata da Parronchi: trentanove dipinti e ventisette disegni. La sua pittura continua a suscitare dissensi nei critici (Rodolfo Pallucchini, Roberto Longhi) membri della giuria per l'assegnazione dei premi, che negano a Rosai il riconoscimento ufficiale. Gli viene dato il Premio della Casa Editrice Leo S. Olschki, sedici portafogli della Collezione «Disegni della Galleria degli Uffizi», che gli suona come una beffa; ne fa le spese Pio Semeghini, che nella giuria rappresentava il Presidente della Biennale, Giovanni Ponti: si busca un ceffone dall'incollerito collega.
Rosai supera anche questo smacco, rimettendosi al lavoro con rinnovata determinazione.
Bruno Giraldi, che diviene ora suo mercante, in ottobre presenta una serie di lavori di Rosai nella galleria di Livorno.

1953
A Roma, in febbraio, mostra alla Galleria dell'Obelisco con presentazione di Aldo Palazzeschi. Personale alla Galleria Rotta di Genova.
Partecipa alla mostra del Premio del Fiorino ed espone a Torino alla rassegna Pittori d'oggi. Italia-Francia. Suoi quadri in mostre d'arte italiana ad Atene e San Paolo del Brasile.
Vallecchi pubblica una piccola monografia su Rosai con testo di Piero Santi.
La Galleria La Strozzina di Firenze, con lo spirito di risarcire il pittore per l'«episodio sconcertante» di Venezia, gli dedica un'esposizione monografica con centoquindici dipinti: Omaggio a Rosai, curatore C.L. Ragghianti. La mostra è in parte trasferita a La Spezia nell'ambito del V Premio Nazionale di Pittura Golfo di La Spezia.
Pubblica i propri ricordi sul quotidiano fiorentino Nuovo Corriere diretto da Romano Bilenchi.
Lo scrittore Giuseppe Raimondi sceglie trentadue opere per una mostra di Rosai al Circolo di Cultura di Bologna, in ottobre. Contemporaneamente si tiene una personale a Trieste, Galleria Casanuova.
Verso fine anno Rosai per distrarsi frequenta panorami diversi da quello fiorentino, San Gimignano, la Maremma, i quartieri industriali verso Campi e Prato, che divengono argomenti di pittura.

1954
Dipinge una Crocefissione per il tabernacolo della piazzetta del Poggio Imperiale. Assume un segretario e acquista un'automobile. Compare nel film di Valerio Zurlini, Le ragazze di San Frediano tratto dal romanzo di Vasco Pratolini.
Mostra di quaranta opere all'Istituto Italiano di Cultura a Innsbruck. Partecipa con cinque dipinti alla XXVII Biennale di Venezia.
Alcuni quadri compaiono alla mostra Capolavori dell'Arte Italiana a Verbania.
In giugno-luglio a Firenze, Galleria La Strozzina, Firenze di Rosai, con un importante scritto di C.L. Ragghianti; la mostra passa poi a Livorno, Casa della Cultura, con prefazione di Raffaele Monti.
Personale a fine anno a Firenze, Galleria Le Ruote.
Si manifestano i primi sintomi del male di cuore e polmoni che sarà causa della morte. Continua a lavorare nonostante il tremore alle mani che influisce sul modo di disegnare i profili e stendere i colori.

1955
Vallecchi ristampa Vecchio autoritratto, con il titolo Ricordi di un fiorentino; la prefazione di Carlo Bo è sostituita da una nota dell'autore.
Partecipa a una mostra d'arte italiana in Spagna ed espone sette dipinti alla VII Quadriennale di Roma.
Personali alla Galleria La Loggia di Bologna; a Roma, Galleria Alibert; a Genova, Galleria Rotta; a Firenze, Galleria L'Indiano.
Trascorre parte dell'estate sul Tirreno, a San Vincenzo.
In novembre alla Galleria L'Indiano mostra de I ritratti del 1955 di Ottone Rosai.

1956
A Firenze si inaugurano in maggio due esposizioni monografiche: di disegni alla Strozzina e di dipinti alla Galleria L'Indiano.
Personale alla Galleria La Cassapanca di Roma e alla Galleria Medea, Napoli. Espone in diverse città europee, e alla XXVIII Biennale di Venezia.
L'8 settembre scrive alla moglie: «Sto montando un altro studio in Via degli Artisti o meglio me lo monta Giraldi perché la mia dignità di artista aumenti e il mio lavoro si rinnovi continuamente.» E il 26 settembre: «Lo studio è bello, fin troppo anche, ma stai tranquilla che le considerazioni fatte da te per Via S. Leonardo sono anche le mia e in Via degli Artisti mi dovrà servire più per passarci ore di riposo che di Lavoro.»
A fine anno personale alla Galleria Bergamini di Milano.

1957
In maggio Pier Carlo Santini organizza al Centro Culturale Olivetti di Ivrea una mostra storica con sessanta dipinti in catalogo che hanno per tema la figura umana. Rosai si reca ad Ivrea per curare l'allestimento dell'esposizione. Viene colpito da infarto e muore il giorno avanti l'inaugurazione, la notte del 13 maggio.



Dove:
Palazzo Medici Riccardi, Firenze
Periodo:
dal 27/01/2008
al 02/04/2008
PROROGA AL 06/04/2008
Orari:
tutti i giorni 9.00-19.00
chiuso il mercoledì
Info:
tel. 055-2760340
www.provincia.firenze.it

Biglietti:
- intero € 5,00
- ridotto € 3,50
(il biglietto è comprensivo della visita al percorso museale di Palazzo Medici Riccardi con la cappella di Benozzo Gozzoli, la Sala Luca Giordano e il Museo dei Marmi)

Curatore:
Luigi Cavallo

Catalogo:
ed. Pananti, Firenze









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