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Maria de' Medici. Una principessa
fiorentina sul trono di Francia
Il Museo degli Argenti di Palazzo
Pitti ricorda la figura di Maria de' Medici (1573-1642), dalla giovinezza
fiorentina alle nozze con Enrico IV di Borbone alla vita della corte
parigina. Fino al 4 settembre 2005. Sontuosi i ritratti di corte
Dal 19 marzo il Museo degli
Argenti all’interno di Palazzo Pitti ospita una mostra il
cui titolo, "Maria de' Medici. Una principessa fiorentina sul
trono di Francia", racchiude i termini ideali e geografici
entro i quali essa si dipana: Firenze e Parigi, con Maria de’
Medici a fare da trait d’union.
Ma chi era Maria de’ Medici? Ben più di lei si conosce,
o si ritiene di conoscere, la sua illustre ava Caterina, che sul
trono di Francia fu protagonista di eventi clamorosi e drammatici
destinati a restare nella memoria collettiva, come la strage di
San Bartolomeo.
Di questa seconda regina di Francia uscita dalla famiglia dei signori
di Firenze, nata nel 1573 e morta nel 1642, era necessario invece
aggiornare il profilo, aggiungendo sfumature e particolari a un’immagine
consolidata da secoli in senso negativo.
Figlia di quel Francesco I umbratile e raffinato che ha legato il
suo nome allo Studiolo di Palazzo Vecchio e alla sofisticata cultura
del tardo manierismo, Maria venne allevata in una corte che era
all'avanguardia in Europa per la pratica del collezionismo, per
la qualità e sfarzosità della produzione artistica
e artigianale, per le invenzioni musicali e teatrali e, non ultima,
per una politica che fece di tutto questo un mezzo efficacissimo
di promozione.
La sua giovinezza si svolse tra Palazzo Pitti, il giardino di Boboli,
la villa di Pratolino e le altre dimore medicee, tra lezioni di
musica e di pittura, pratiche devozionali e abiti sontuosi, come
preparazione a un destino regale che le era stato predetto.
Alessandro Allori, Jacopo Ligozzi, Empoli, Cigoli, Giambologna,
Ferdinando Tacca furono tra gli artisti che frequentavano la corte
fiorentina, quelli che contribuirono a formare la sua cultura artistica
che avrebbe rappresentato in definitiva il patrimonio più
prezioso da lei tradotto in Francia.
Al volgere del XVI secolo le congiunture mutevoli della storia avevano
portato il granducato di Toscana, fin lì come buona parte
d’Italia sotto il dominio diretto o indiretto degli Spagnoli,
a riavvicinarsi alla Francia sul trono della quale era dal 1589
Enrico IV di Borbone (1553 – 1610).
Egli, già marito di Margherita figlia di Caterina dei Medici
(la famosa ‘regina Margot’) e capo degli Ugonotti, aveva
dovuto abbracciare il cristianesimo per poter essere legittimato
come sovrano e si stava dedicando con lungimiranza politica e intraprendenza
al riassetto dello Stato dopo le lunghe guerre di religione.
Grazie ai buoni uffici di Ferdinando I dei Medici era riuscito ad
ottenere il divorzio dalla prima moglie, a seguito del quale poté
dopo lunghe trattative sposare Maria, nipote del granduca, e accedere
così alla sua ingentissima dote, a sconto parziale anche
dei suoi debiti con i Medici.
Le nozze, avvenute nell’ottobre 1600 per procura a Firenze,
furono occasione per festeggiamenti e spettacoli di cui le cronache
dell’epoca ci hanno lasciato descrizioni abbaglianti: la cerimonia
stessa in Duomo fu uno straordinario evento teatrale, così
come alcune invenzioni musicali e iconografiche messe a punto per
l’occasione.
Una volta in Francia, nonostante le ripetute infedeltà causate
dal temperamento esuberante del re causassero saltuari dissapori,
il matrimonio risultò tutto sommato proficuo e non solo per
la numerosa prole regale, ma anche per l’apporto fondamentale
dato dalla regina alla corona in un paese che doveva riprendersi
da decenni di lotte intestine.
Forse più del denaro valse infatti il bagaglio di cultura
e di raffinatezza che Maria introdusse a corte, con la promozione
delle arti e dello spettacolo anche in funzione politica, le commissioni
importanti come la costruzione del palazzo del Luxembourg, la protezione
accordata a letterati e ad artisti di fama internazionale come Giovan
Battista Marino, Peter Paul Rubens, Anton van Dyck, Frans Pourbus.
Quanto di positivo si accompagnò alla presenza di Maria sul
trono francese è stato però assai presto trascurato
e minimizzato a seguito delle vicende storiche seguite alla morte
di Enrico IV, ucciso subito dopo aver investito la moglie di poteri
regali alla vigilia di una campagna militare che avrebbe probabilmente
condotto in funzione antispagnola.
Maria, reggente per il figlio Luigi XIII minorenne, non era infatti
in grado di proseguire la decisa e spregiudicata politica del marito,
e pur muovendosi con intelligenza per conservare alla corona le
sue prerogative, di fatto si sarebbe poi riavvicinata alla Spagna,
a lungo contendendo il potere al figlio ormai maggiorenne contro
il quale sosteneva il secondogenito Gastone d’Orléans.
Dopo numerosi scontri anche armati, Luigi riuscì infine a
prevalere grazie anche all’abilità politica del cardinale
Richelieu, già consigliere e protetto di Maria che avrebbe
condannato la Medici a un definitivo allontanamento dal potere,
ma anche a una damnatio memoriae di cui fino a non molto tempo fa
ancora soffriva la sua fama.
Si deve ad un convegno internazionale promosso a Parigi nel 2000
presso il Collège de France sotto la direzione di Marc Fumaroli
(i cui atti sono pubblicati sotto il titolo significativo “Le
siècle de Maria de Medicis”) una attenta definizione
e rivalutazione, con grande ricchezza di argomentazioni, del profilo
di questa regina in campo artistico e culturale.
A seguito del convegno alcuni studiosi francesi e italiani hanno
promosso un'esposizione a Lei dedicata, che fino dall’inizio
aveva previsto una doppia edizione, a Blois (sede del primo esilio
di Maria) e a Firenze. La prima, tenutasi con grande successo nel
2003 ha focalizzato in particolare l’attenzione sulle arti
in Francia all'epoca della Medici con una sezione dedicata anche
al coté italiano della sovrana.
La mostra di Firenze, curata da Caterina Caneva e da Francesco Solinas
con Paola Bassani Pacht, Thierry Crépin-Leblond e Nicolas
Sainte Fare Garnot, ha ulteriormente allargato la collaborazione
tra studiosi francesi e italiani, ampliando la sezione dedicata
alle arti e alla cultura fiorentine per offrire una sorta di microcosmo
tardo-cinquecentesco nel quale si compendia il meglio ed il tipico
delle diverse produzioni artistiche.
La corte medicea degli ultimi decenni del Cinquecento viene illustrata
nella prima sezione con diversi ritratti: primi fra tutti quelli
importantissimi e in parte inediti della stessa Maria e dei suoi
familiari. Tra questi le bellissime tele raffiguranti la giovane
principessa come quella attribuita a Scipione Pulzone (Casa Vasari,
Arezzo) o quella a figura intera di Santi di Tito (Galleria Palatina,
Firenze).
Segue una ricca selezione di opere e oggetti tra i più rappresentativi
tra quelli che la giovane Maria poteva vedere prodotti ed esposti
a Firenze, apprendendo contemporaneamente quanto le arti potessero
essere di supporto alla politica. Una lezione che essa trapiantò
in Francia fornendo un supporto fondamentale al consolidamento del
potere di Enrico IV e preparando la successiva politica di Luigi
XIII e del cardinale Richelieu.
Tra le opere esposte piccoli preziosi dipinti (di Alessandro Allori,
Jacopo Ligozzi, Cigoli, Empoli, Santi di Tito...) accostati ad oggetti
raffinati usciti dalle botteghe granducali su disegno di Buontalenti,
a bronzetti del Giambologna, a maioliche, cristalli, pietre dure
oltre a mobili importanti come il Tavolo con i segni dello Zodiaco.
La seconda sezione è stata dedicata alle feste per le nozze
fiorentine di Maria con particolare riguardo agli spettacoli e alle
novità musicali che in quella occasione furono messe a punto,
oltre che alla moda e al costume dell’epoca. Sono presenti
qui documenti autografi della stessa Maria, testi e libretti musicali
con una mandola dei primi anni del Seicento, cronache dell’epoca
oltre a una ricca documentazione di tessuti dell'epoca.
Le novità sono qui rappresentate da una grande tavola di
Alessandro Allori restaurata per l’occasione raffigurante
le Nozze di Cana nella quale la vera protagonista è la stessa
Maria in abiti nuziali e da una grande tela inedita da collezione
privata di ambito rubensiano preparatoria per Lo sbarco di Maria
a Marsiglia.
La sezione dedicata alla Francia illustra con dipinti di straordinaria
qualità e importanza la produzione francese durante il regno
e la reggenza della Medici e comprende le grandi commissioni ad
artisti italiani. Sono presenti, provenienti dai più importanti
musei francesi (primo fra tutti il Louvre), opere di Philippe de
Champaigne, Laurent de La Hyre, Horace Le Blanc, Nicolas Freminet,
Claude Vignon... oltre a Frans Pourbus (la grande Annunciazione
di Nancy e i ritratti dei sovrani) e a Simon Vouet.
Fra le commissioni italiane di Maria va ricordata la Felicità
pubblica di Orazio Gentileschi e la serie di grandi tele commissionate
intorno al 1625 a pittori fiorentini per il Gabinet Doré
del Palazzo del Lussemburgo che ritornano per la prima volta a Firenze.
Completano la documentazione sulle arti francesi una ricca selezione
di oggetti preziosi e medaglie e, particolarmente significativa,
una scelta di libri appartenuti o dedicati alla regina che possedeva
una fornitissima biblioteca.
L'ultima parte della mostra illustra con sontuosi ritratti di corte
(per mano di Frans Pourbus, Anton van Dyck, Bartolomé Gonzales)
la famiglia di Maria e le sue diramazioni in Europa. Ella riuscì
infatti ad assicurare un trono a quattro dei suoi figli: oltre a
Luigi XIII, infatti, Enrichetta divenne regina d’Inghilterra,
Elisabetta salì sul trono di Spagna, mentre Cristina sposò
Vittorio Amedeo I principe ereditario di Savoia.
Altri legami importanti, anche di tipo artistico, Maria li coltivò
anche con la corte di Mantova dominata dalla statura intellettuale
di sua sorella Eleonora, moglie di Vincenzo Gonzaga.
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Dove: Museo
degli Argenti, Palazzo Pitti, Firenze |
Periodo:
dal 19/03/2005
al 04/09/2005 |
Orari:
- marzo: 8.15-17.30
- aprile, maggio, settembre: 8.15-18.30
- giugno, luglio, agosto: 8.15-19.30
Chiuso: primo e ultimo lunedì del mese, 1°
maggio
La biglietteria chiude 1 ora prima del Museo. |
Info:
www.mariademedici.it
tel. 055-2654321 |
Biglietti:
Compreso l'ingresso al Museo degli
Argenti ed al Giardino di Boboli:
- Intero € 6,00
- Ridotto € 3,00 (cittadini EU tra i 18 e i 25
anni)
- Gratuito per cittadini EU sotto i 18 e sopra i 65
anni |
Servizi:
Visite guidate per le scolaresche
solo su prenotazione al costo di € 3.00 ad alunno.
Per prenotazioni e info Firenze Musei tel. 055-290112 |
Catalogo:
ed. Sillabe
A cura di Caterina Caneva, con la collaborazione
di Francesco Solinas
Saggi di Maria Adelaide Bartoli Bacherini,
Laura Baldini Giusti, Paola Bassani Pacht, Monica Bietti,
Dominique Brême, Caterina Caneva, Roberto Contini,
Thierry Crépin-Leblond, Isabella de Conihout,
Daniela Degl’Innocenti, Roberta Orsi Landini,
Nicolas Sainte Fare Garnot, Mario Scalini, Maria Sframeli,
Francesco Solinas, Riccardo Spinelli |
Curatori:
Caterina Caneva e Francesco Solinas
con Paola Bassani Pacht, Thierry Crépin-Leblond
e Nicolas Sainte Fare Garnot |
Note:
Enti Promotori
Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino
Firenze Musei
Ente Cassa di Risparmio di Firenze
Comitato d’Onore
Prof. Luciano Berti
S.E. Giovanni Dominedò (Ambasciatore d’Italia
in Francia)
S.E. Loic Hennekinne (Ambasciatore di Francia in Italia)
Mons. Henri Loyrette (Président-Directeur, Musée
du Louvre)
Avv. Gerardo Marotta (Presidente dell’Istituto
Italiano per gli Studi Filosofici)
Dott.sa Serena Padovani (Direttrice Galleria Palatina
di Palazzo Pitti)
Avv. Edoardo Speranza (Presidente Ente Cassa di Risparmio
di Firenze)
Comitato scientifico
Antonio Paolucci, Presidente
Paola Bassani Pacht
Caterina Caneva
Elena Capretti
Roberto Contini
Thierry Crépin-Leblond
Roberta Orsi Landini
Nicolas Sainte Fare Garnot
Mario Scalini
Francesco Solinas
Riccardo Spinelli
Coordinamento
Caterina Caneva
Progetto allestimento e direzione dei lavori
Mauro Linari
Realizzazione allestimento e gestione della mostra
Opera Laboratori Fiorentini |
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