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Il Gentile risorto. Storia e restauro
del Polittico dell'Intercessione di Gentile da Fabriano
Ultimato dall'Opificio delle Pietre Dure il restauro del 'Polittico
dell'Intercessione' di Gentile da Fabriano, un'opera misteriosa
e affascinante, considerata in passato perduta
Un'opera misteriosa e considerata ormai perduta potrà essere
ammirata dal pubblico grazie ad un eccezionale restauro: è
il 'Polittico dell'Intercessione', realizzato da Gentile da Fabriano
durante il suo soggiorno fiorentino (circa 1425): una tavola a cinque
scomparti (222 x 97cm) che raffigurano San Ludovico di Tolosa; la
Resurrezione di Lazzaro; al centro è la scena dell'intercessione
di Gesù e Maria presso Dio Padre; i Santi Cosma, Damiano
e Giuliano; San Bernardo.
Ancora oggi, dopo le varie ipotesi avanzate dagli studiosi e l'ultima
campagna di studi e ricerche documentarie condotte dall'Opificio
delle Pietre Dure, l'opera rimane avvolta nel mistero: non se ne
conosce la committenza né la collocazione originale.
La prima informazione sull'opera risale al 1862 e riguarda la sua
presenza nella chiesa fiorentina di San Niccolò Oltrarno,
ma niente dimostra che le appartenesse sin dall'origine. E' certo
invece che nel 1897 un incendio la danneggiò gravemente.
Il dipinto era già stato danneggiato da un restauro precedente,
emerso solo adesso, su cui l'incendio innescò dei processi
chimici di alterazione che lo compromisero ulteriormente. Il Polittico
fu quindi considerato irrimediabilmente perduto, tanto che rimase
nei depositi della Soprintendenza a Palazzo Pitti per decenni, fino
a quando nel 1995 iniziò ad essere studiato dall'Opificio
delle Pietre Dure.
Oggi, grazie all'intervento di restauro progettato e realizzato
dall'Istituto e realizzato grazie al sostanziale contributo della
Indesit Company, il Polittico dell'Intercessione ha recuperato la
sua leggibilità, e potrà essere ammirato dal 19 febbraio
al 18 aprile 2006 a Palazzo Medici Riccardi, grazie ad un accordo
fra la Provincia di Firenze e l'Opificio diretto da Cristina Acidini.
Quella del polittico di Gentile da Fabriano sarà infatti
l'inizio di una serie di "anteprime" di capolavori restaurati
dall'Opificio che troveranno da ora in poi nel palazzo della Provincia
una splendida vetrina. L'iniziativa si inserisce in un contesto
di altre esposizioni promosse dalla Provincia di Firenze per valorizzare
il palazzo rinascimentale che la ospita, costruito a metà
del Quattrocento da Michelozzo.
Dopo la presentazione fiorentina il polittico sarà esposto
nella mostra monografica sull'autore in programma a Fabriano dal
21 aprile al 23 luglio, per poi essere ricollocata nella chiesa
di San Niccolò secondo un progetto della Soprintendenza per
il Patrimonio Storico Artistico Etnoantropologico di Firenze, Pistoia
e Prato.
Il restauro vero e proprio, iniziato nel 2003, diretto da Marco
Ciatti e Cecilia Frosinini e condotto da una équipe guidata
da Roberto Bellucci, e Ciro Castelli, per il supporto ligneo, è
stato preceduto da una lunga serie di studi di indagine sui materiali
e sui singoli problemi da affrontare, che ha visto coinvolti istituti
di ricerca come l'Inoa-Cnr, l'Enea, l'Ifac-Cnr e l'utilizzo delle
più sofisticate tecnologie.
Fra queste fondamentale è stata l'applicazione della riflettografia
in infrarosso con sistema scanner, dell'Inoa-Cnr che ha consentito
di visualizzare la presenza di figure ben conservate al di sotto
dell'annerimento della superficie pittorica e della pesante patina
successiva al restauro troppo aggressivo precedente all'incendio.
Per la pulitura è stato scelto l'impiego differenziato e
capillare di solventi (resin soaps, solvent gels, emulsioni steariche)
formulati in modo specifico per le diversissime situazioni conservative
della superficie pittorica; inoltre l'integrazione delle parti mancanti
e delle abrasioni ha infine consentito di rendere leggibile questa
importante opera di Gentile da Fabriano, uno dei massimi esponenti
della pittura tardo gotica, autore di capolavori come l'Adorazione
dei Magi e i Santi del Polittico Quaratesi conservate agli Uffizi.
Un restauro dunque eccezionale che ha recuperato
un'opera data per irrimediabilmente perduta. Nel Polittico dell'Intercessione
sono oggi ben visibili i personaggi raffigurati, la tecnica e
i raffinati materiali utilizzati dall'autore: foglie metalliche,
lacche e colori semi-trasparenti molto diversi dalla pittura fiorentina
del periodo. Sono riapparsi dunque volti delicati, abiti eleganti,
piccole figure evanescenti prima nascoste che consentiranno forse
a critici e studiosi di dare delle risposte su un'opera tanto
affascinante quanto misteriosa.
Ad oggi si possono fare solo ipotesi sulla committenza e l'originaria
collocazione. Gli studiosi hanno ipotizzato che si potesse trattare
di un altro polittico di commissione Quaratesi o della famiglia
Banchi (altri ricchi mercanti fiorentini, con cappella in San
Niccolò Oltrarno).
Le ultime ricerche condotte dallo staff dell'Opificio delle Pietre
Dure avanzano una nuova ed interessante tesi: potrebbe trattarsi
di una committenza francescana proveniente dalla chiesa fiorentina
di San Salvatore al Monte.
Tanti sono i dati e le notizie individuate che inducono gli studiosi
dell'Opificio ad avanzare questa ipotesi, tra queste: la rarissima
iconografia dell'Intercessione, cara ai francescani per tutto
il Medioevo, in particolare nella versione qui rappresentata della
Vergine e Gesù in posizione egualitaria di fronte a Dio;
la presenza di San Ludovico di Tolosa e di San Bernardo di Chiaravalle,
autore del testo da cui prende origine la stessa iconografia dell'opera.
Si ipotizza quindi che il Polittico dell'Intercessione potesse
essere collocato originariamente nella chiesa francescana di San
Salvatore al Monte (vicino alla chiesa di San Niccolò Oltrarno),
fondata nel 1419, dove avevano vissuto importanti figure dell'ordine
tra cui San Bernardino da Siena, e che originariamente era una
cappella dedicata ai santi Cosma e Damiano, rappresentati nell'opera.
Con le soppressioni degli ordini religiosi l'opera fu probabilmente
rimossa dal luogo d'origine e collocata in San Niccolò.
E proprio un documento del 1810 descrive alcune opere espropriate
alla chiesa di San Salvatore al Monte tra cui un dipinto di forma
"quintica", cioè a cinque scomparti come il Polittico,
delle stesse dimensioni, ma di tema diverso. Che si tratti della
stessa opera erroneamente descritta (cosa non insolita)?
IL RESTAURO
(Testo a cura di Cecilia Frosinini)
L'opera è citata per la prima volta nel 1862, da Ferdinando
Rondoni, nel corso di una inventariazione dei beni ecclesiastici
(divenuti di pertinenza statale in seguito all'Unità d'Italia).
Allora si trovava nella sagrestia della chiesa di san Niccolò
Oltrarno.
Prima di allora non è stata reperita notizia, nonostante
le molte ricerche documentarie compiute nell'occasione dell'attuale
campagna di studi per il restauro.
Quindi sono in discussione sia la collocazione originaria dell'opera
che la sua committenza. Gli studiosi hanno variamente ipotizzato
che si potesse trattare di un altro polittico di commissione Quaratesi
(la stessa famiglia che commissionò a Gentile il Polittico,
oggi smembrato tra Uffizi, National Gallery di Londra e altri
musei, sempre per una loro cappella in San Niccolò Oltrarno);
o per la famiglia Banchi (altri ricchi mercanti fiorentini, con
cappella in San Niccolò Oltrarno).
Un dato certo, interno al Polittico, è la sua unicità
strutturale e contenutistica, che ci ha spinto a ripensare la
sua possibile committenza facendo leva su questi elementi. E a
intitolarlo “Polittico dell'Intercessione”, nell'impossibilità
storica di nominarlo da una committenza o da una localizzazione
distintiva. E al tempo stesso per valorizzarne e sottolinearne
la rarità iconografica nel panorama della Firenze dell'epoca.
Il Polittico infatti si contraddistingue per una rappresentazione
di temi narrativi, inusitata a Firenze, dove le pale d'altare
erano essenzialmente Madonne col Bambino al centro, affiancate
da figure ieratiche di santi stanti. Qui invece sono rappresentate
al centro l'iconografia della Doppia Intercessione di Cristo e
la Vergine davanti a Dio Padre; ai lati la Resurrezione di Lazzaro
e una scena di “incontro” in una piazza di città
fra 3 santi: Cosma, Damiano e Giuliano. Gli scomparti estremi
presentano due santi singoli, ma in una ambientazione naturalistica:
San Ludovico di Tolosa benedicente, davanti ad un drappeggio rosso;
San Bernardo di Chiaravalle, in un paesaggio, che tiene alla catena
un diavoletto.
Si tratta di temi tutti correlati tra loro dal motivo, appunto,
della intercessione: un tema devozionale molto diffuso nel Medioevo
da un testo (Speculum Humanae Salvationis) attribuito proprio
a San Bernardo di Chiaravalle. E che qui nel polittico trova una
motivazione probabilmente funeraria: come starebbero a dimostrare
non solo la Resurrezione di Lazzaro, ma anche le figure dei santi
medici Cosma e Damiano e alcuni elementi scoperti nel corso del
restauro come alcune figure di anime incise nell'oro dello scomparto
centrale tra la Vergine e Gesù (e a mala pena leggibili),
e due animule (piccoli fantasmi di infanti nudi) dipinti in preghiera
ai piedi dei santi medici, appunto.
Inoltre il polittico sembra configurarsi anche come una possibile
committenza francescana, non solo per la presenza di San Ludovico
di Tolosa, ma anche per la presentazione egualitaria di Gesù
e della Vergine di fronte a Dio: una manifestazione dell'essere
Maria corredentrice, tema caro ai francescani per tutto il Medioevo.
E' quindi possibile che il Polittico provenga da una chiesa francescana
(nel volume di studi viene avanzata l'ipotesi che possa essere
stato originariamente in San Salvatore al Monte); presto spostato
in qualche ambiente interno (il convento) e quindi non più
conosciuto dal grande pubblico. E poi con le soppressioni degli
ordini religiosi (di epoca napoleonica, probabilmente) rimosso
dal suo luogo di origine e poi confluito in San Niccolò.
Il restauro ha dovuto affrontare un'impresa data da tutti per
impossibile, infatti i danni alla superficie pittorica erano notevoli.
Un restauro forse ottocentesco (comunque imprecisato come epoca),
di cui ci siamo accorti solo per induzione, dalla verifica dello
stato di conservazione dell'opera, aveva agito in modo fortemente
aggressivo sulla superficie pittorica, danneggiando molti dei
preziosismi pittorici della tecnica originale, soprattutto pigmenti
fragili come le lacche e aree delicate come quelle degli incarnati.
Per rimediare ad un danno che doveva essersi reso visibile immediatamente,
il restauratore aveva steso sull'opera una patina pigmentata,
disomogenea, di materiale oleo-resinoso.
Nel 1897, poi, un incendio, scoppiato nella chiesa di San Niccolò,
aveva ulteriormente danneggiato il dipinto, oscurato la patina
di superficie, riscaldandone i materiali e facendoli in parte
incorporare a quelli originali. Il risultato era stato di un generale
annerimento degli starti, con nascondimento quasi totale di molte
delle scene e dei particolari, ad un livello tale che sembrava
non concedere spazio al recupero.
Erano stati fatti dei tentativi di programmare un restauro: subito
dopo l'incendio, miseramente finiti nel nulla per mancanza di
fondi; poi nel 1940, ma l'emergenza della guerra distolse l'attenzione
dal restauro; nel 1966, alla vigilia di un'altra emergenza, quella
dell'alluvione. E infine nel 1983, quando si rinunciò per
conclamata impossibilità di intervenire.
Il restauro attuale, iniziato nell'ottobre 2003, è stato
preceduto da una campagna di studi, ricerche e indagini preliminari.
In particolare è stato oggetto di tre tesi della scuola
dell'Opificio tra il 1995 e il 1998. Ma è stata soprattutto
la riflettografia IR, effettuata con lo scanner ad alta risoluzione
dell'INOA (Istituto Nazionale di Ottica Applicata di Firenze)
che, rivelando quanto ancora esisteva della pittura originale,
ha dato l'impulso decisivo a intraprendere il restauro.
La pulitura è stata estremamente difficile e ha dovuto
intervenire in modo graduale, differenziato e selettivo, su aree
disomogenee di accumulo di materiali e vernici pigmentate. Utilizzando
anche in parte l'assottigliamento di questi diversi livelli per
rendere ancora leggibili e apprezzabili e tenere in equilibrio
con il resto del dipinto, aree altrimenti troppo danneggiate.
Si è ottenuto un livello di lettura estremamente apprezzabile,
con aree di migliore conservazione (quali la volta celeste e il
mondo sottostante; i panneggi dei personaggi; il paesaggio della
resurrezione di Lazzaro; gli edifici nello sfondo della scena
dei tre Santi; il dettaglio delle animule sul pavimento della
piazza) e il recupero di alcuni elementi di preziosismo tecnico
tipici di Gentile da Fabriano (come le lacche lavorate delle vesti,
le crisografie e il puntinismo delle vesti dei personaggi).
In una nota, il Dott. Bruno Santi, Soprintendente per il Patrimonio
storico artistico ed etnoantropologico per le Province di Firenze
Pistoia e Prato, precisa: "Il restauro del polittico “dell'intercessione”
di Gentile da Fabriano, di proprietà della chiesa di San
Niccolò Oltrarno, effettuato dall'Opificio delle Pietre
Dure nell'àmbito delle sue competenze istituzionali su
interventi conservativi particolarmente complessi, consente la
restituzione al territorio di un'opera di notevole pregio, per
quanto gravemente danneggiata dall'incendio che ha colpito l'area
presbiteriale della chiesa nel 1897."
"Le tappe che hanno portato alla conclusione del restauro
sono state condivise con l'Opificio dalla Soprintendenza per il
Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico di Firenze,
sotto la cui tutela ricade l'opera. Il 10 giugno 2003 è
stato infatti siglato a Fabriano un protocollo d'intesa tra l'Opificio,
la Soprintendenza, la parrocchia di San Niccolò e l'Associazione
culturale “Fabriano Incontra”, nel quale si prevedeva
che il restauro del polittico da parte dell'Opificio, presso i
cui laboratori si trovava l'opera, fosse effettuato con la collaborazione
di un restauratore esterno, per l'intervento della Merloni Elettrodomestici
spa, in qualità di sponsor.
L'accordo prevedeva anche l'esposizione a Fabriano del dipinto
per tutto il 2006, in base all'autorizzazione concessa in tal
senso dalla Soprintendenza, interessata a una sollecita conclusione
del restauro e al conseguente ritorno del dipinto al suo luogo
di appartenenza."
"La mostra allestita a Palazzo Medici Riccardi costituisce
pertanto l'anteprima fiorentina di presentazione del polittico
restaurato, preliminarmente all'invio a Fabriano, dove l'opera
verrà esposta alla mostra dedicata a Gentile, la cui apertura
avverrà il 20 aprile 2006 nella sede dello Spedale di Santa
Maria del Buon Gesù.
A conclusione delle iniziative previste a Fabriano, il dipinto
verrà restituito all'inizio del 2007, dopo oltre sessant'anni,
alla chiesa di San Niccolò, per essere collocato nella
sagrestia."
"Nel corso degli ultimi quarant'anni, le soprintendenze fiorentine
si sono continuativamente impegnate nel restauro sia del complesso
architettonico sia dei numerosi dipinti di pregio conservati in
San Niccolò, ponendo riparo agli ingenti danni provocati
dall'alluvione del 1966 a questa importante chiesa dell'Oltrarno.
Il restauro del polittico “dell'intercessione” costituisce
quindi la tappa conclusiva di un percorso di recupero conservativo
che ha visto un lavoro congiunto delle istituzioni pubbliche preposte
alla tutela e alla conservazione.
Nella prospettiva del rientro del polittico, è in procinto
di essere avviato, con finanziamenti statali, il restauro della
sagrestia, cappella quattrocentesca fondata e dotata dalla famiglia
Quaratesi e divenuta tale dopo le trasformazioni cinquecentesche
della chiesa. L'intervento coinvolgerà sia l'architettura,
sia l'apparato decorativo e includerà un riallestimento
delle opere in essa conservate, così da accentuarne il
valore museale. I progetti relativi sono stati predisposti, per
la direzione dell'arch. Fulvia Zeuli e della dott.ssa Mirella
Branca, funzionari competenti per l'Oltrarno rispettivamente per
la Soprintendenza per i Beni architettonici ed il Paesaggio e
per la Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico
di Firenze."
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