| |
exhibitions.it >> mostre >> archivio >> a
firenze >> dettaglio
Il Mistero della Genesi nella scultura di Jiménez Deredia
Il costaricano Jorge Jiménez
Deredia, primo non europeo chiamato nel 2000 ad arricchire con
una sua imponente scultura la Basilica di San Pietro, espone a
Firenze le sue grandi sculture di marmo o bronzo per raccontare
l'immensità della natura, le origini dell'uomo
il miracolo della vita
Il Mistero della Genesi è titolo e tema della spettacolare
mostra che dal 14 Giugno al 24 settembre prossimo Firenze dedica
al genio di Jorge Jiménez Deredia, artista di valore universale,
costaricano di nascita e ispirazione, italiano d'adozione
e scelta culturale, studioso del Rinascimento, primo non europeo
chiamato nel 2000 ad arricchire con una sua imponente scultura la
Basilica di San Pietro.
Grandi sculture di bianco marmo di Carrara o bronzo per raccontare
la simbolica perfezione della sfera, la stupefacente vertigine del
cosmo, lo spazio e il tempo, l'evolversi della materia, l'immensità
della natura, le origini dell'uomo, il miracolo della vita.
La Genesi è la magnifica ossessione di Deredia: una misteriosa
e rotonda partita a scacchi in quattro mosse, con cui l'artista
rappresenta la nascita del tutto e il fiorire della vita. L'origine
è la sfera che, nella sua perfezione geometrica e filosofica,
materializza il cosmo prima del big bang.
La sfera esplode nella scultura come un seme che germoglia, e si
espande via via, dilatandosi in dimensioni crescenti e fasi sempre
più complesse da cui emerge, finalmente, l'uomo. Anzi
la donna, grande madre emblematica abbracciata per lo più
a se stessa, ma sempre di morbide forme circolari e sempre riconducendoci
alla sfera primigenia.
Gli intervalli tra le quattro sequenze rappresentano ciò
che Deredia chiama Tempo mistico, ovvero il momento in cui si realizza
il divenire, in cui la materia misteriosamente trasmuta in nuove
forme e nuovi contenuti. Sono sculture anche fisicamente importanti,
strutture che pesano talora anche più di 40 tonnellate, sono
larghe fino a sette metri, alte tre, spesse uno.
Alla sorgente delle molte ispirazioni di Deredia troneggiano le
millenarie sfere del popolo Boruca, la civiltà fiorita nel
sud del Costa Rica dal 1.500 circa avanti Cristo all'approdo
di Cristoforo Colombo. Se ne sa pochissimo: quanto basta però
per affermare che chi riusciva a produrre queste sfere perfette,
grandi (anche 16 tonnellate) o piccole che siano, dovesse possedere
tecniche non solo raffinate, ma anche non comuni modi di pensare.
Di fatto, sono uno dei primi esempi assoluti di arte astratta. E
che la società del Costa Rica si sia evoluta in senso decisamente
orizzontale o che il paese sia oggi l'unico senza forze armate
è, secondo molti, un evidente lascito della civiltà
Boruca.
Con quelle sfere in testa, Deredia è approdato giovanissimo
a Firenze (adesso ha 51 anni) per studiare architettura e arte,
per innamorarsi irrimediabilmente di Brunelleschi, Leon Battista
Alberti, Michelangelo, per fondere umanesimo Boruca e umanesimo
italiano, con una convinzione, profondamente laica e religiosa insieme,
circa il dovere di recuperare quei valori: per vincere il processo
globalizzante che tutto omologa, per ritrovare noi stessi e la nostra
più profonda identità, per ristabilire un rapporto
con il tutto da cui veniamo e, in fondo, per vivere meglio in questo
difficile presente.
Da molti anni Deredia vive e lavora nei dintorni di Carrara, all'ombra
delle cave mitiche, figlio di una vocazione indistruttibile, di
una missione radicata nel profondo, di un'idea dell'arte come energia
e illuminazione cosmica, che ne attraversa l'intera produzione.
Dice, in sintesi: "Siamo figli delle stelle, lì siamo
destinati a tornare".
Di lui hanno scritto: "Molti uomini hanno affidato alla filosofia,
alla matematica, alla poesia, alla letteratura la manifestazione
del loro pensiero. Deredia lo fa con la scultura. La più
fisica delle arti diventa così metafisica. In Deredia la
trasformazione del marmo e del bronzo è metafora del processo
senza tempo di trasmutazione del cosmo: materia che prende forma,
vuoto che si riempie, materia che diventa luce".
L'esposizione, promossa dalla Soprintendenza al Polo Museale
Fiorentino e patrocinata dal Comune di Firenze, assessorato alla
Cultura, dalla Provincia di Firenze e dalla Regione Toscana, non
poteva avere collocazione più felice: la straordinaria Limonaia
del giardino di Boboli realizzata da Zanobi del Rossi nel periodo
lorenese, completamente restaurata e qui re-inaugurata, cattedrale
elevata alla natura, prestata per la circostanza a un evento artistico
destinato a celebrare, attraverso pietra e metallo, le meraviglie
e l'insondabile enigma del creato.
|
Dove: Limonaia
Lorenese,
Giardino di Boboli -
Palazzo Pitti, Firenze |
Periodo:
dal 14/06/2006
al 24/09/2006
PROROGA AL 10/10/2006
|
Orari:
giugno-agosto: 9-19.30
settembre: 9-18.30
chiuso il primo e l'ultimo lunedì del mese |
Info: www.ilmisterodellagenesi.com
cell. 339-7737824 |
Biglietti:
€ 8,00 (comprende la visita
al Giardino di Boboli, alla Galleria del Costume, al
Museo degli Argenti e al Giardino Bardini) |
Prenotazioni:
Firenze Musei
tel. 055-2654321
supplemento di € 4,00 sul prezzo del biglietto
|
Curatori:
Litta Medri
Antonio Paolucci |
Catalogo:
Bandecchi & Vivaldi
pp 128, € 15 |
|
|
|
|
|