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Adolfo Balduini. Nel Novecento toscano
La Fondazione Ricci Onlus di Barga promuove, in collaborazione
con il Comune di Barga e la Fondazione Giovanni Pascoli di Castelvecchio
Pascoli, una retrospettiva su Adolfo Balduini, figura del Novecento
toscano non ancora sufficientemente indagata a causa del carattere
schivo e riservato dell'artista
La Fondazione Ricci Onlus di Barga promuove,
in collaborazione con il Comune di Barga e la Fondazione Giovanni
Pascoli di Castelvecchio Pascoli, la mostra Nel Novecento Toscano:
Adolfo Balduini.
La mostra ricostruisce attraverso circa centocinquanta opere,
il percorso artistico di Balduini, figura riservata e introversa,
che pure, dal suo appartato rifugio barghigiano seppe tenere aperto
un fervido dialogo con alcuni fra i protagonisti della cultura
figurativa italiana del Novecento.
L'evento è stato reso possibile dagli eredi Balduini che,
a quasi cinquant'anni dalla scomparsa del Maestro, hanno messo
a disposizione degli studiosi l'archivio della famiglia e le opere
dell'artista.
Adolfo Balduini (1881 - 1957), nel 1893 emigrò, appena
dodicenne, dalle campagne della lucchesia a Buenos Aires a seguito
della famiglia, per tornare in Italia nel 1909.
Dopo aver frequentato l'Accademia di Belle Arti di Firenze e di
Roma, città dove ebbe modo di aggiornarsi sui modelli grafici
di Fattori, De Carolis e Cambellotti, si ritirò a Barga.
Il contatto con gli ideali umanitari del pensiero di Pascoli condizionarono
a lungo la sua opera, sempre attenta a cogliere dall'esterno nuovi
stimoli di riflessione, che lo portarono nel 1914, assieme al
compaesano Magri ed al più noto Viani, ad aderire alla
Secessione de "L'Eroica", con cui si affermò
anche in Italia la rinascita dell'antica arte xilografica.
Dopo le prove xilografiche del secondo decennio del Novecento,
caratterizzate da un rigoroso linguaggio primitivista, Balduini
seguì nel primo dopoguerra il richiamo verso il "ritorno
all'ordine", secondo l'interpretazione agreste e popolare
diffusa in Toscana dall'esempio di Soffici.
Nacquero in questi anni dipinti ad olio e bassorilievi in legno
in cui il recupero della tradizione si lega alla celebrazione
del lavoro dei campi e della vita rurale, mentre alla xilografia
fu affidato anche il compito di confrontarsi con tematiche sociali
relative al lavoro nell'industria ed all'emigrazione.
In questi anni l'apprezzamento di Maccari, Maraini, Servolini
e Soffici incitò l'artista ad una attività espositiva
che si intensificò progressivamente fino a concretizzarsi
nella partecipazione alla Biennale di Venezia del 1930.
Da questa data l'artista, in una continua ansia di sperimentazione,
prese a testare le più diverse potenzialità artistiche
del legno: dalla xilografia all'intaglio si spinse fino ad una
personalissima interpretazione del graffito e ad una sapiente
pittura di magre velature su tavola.
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Dove: Fondazione
Ricci Onlus,
Barga (LU) |
Periodo:
dall'08/07/2006
al 30/09/2006 |
Orari:
mar-dom ore 17-20.30
lunedì chiuso |
Info: www.fondazionericcionlus.it
tel. 0583-724357 |
Biglietti:
Ingresso gratuito |
Curatori:
Nadia Marchioni |
Catalogo:
ed. ETS Pisa |
Note:
Promossa da
Fondazione Ricci Onlus di Barga (LU)
in collaborazione con
Comune di Barga
Fondazione G. Pascoli di Castelvecchio Pascoli |
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