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Pietro Tacca. Carrara, la Toscana, le grandi corti europee
Carrara ha scelto di dedicare, per la XII Biennale di Scultura,
una mostra monografica a Pietro Tacca, personaggio di spicco nel
panorama artistico della prima metà del Seicento. L'esposizione,
curata da Franca Falletti, è al nuovo Museo di Arte Contemporanea
dal 5 maggio al 19 agosto
Carrara ha scelto di dedicare, nell'ambito
della Biennale di Scultura 2006, un intero spazio espositivo ad
uno degli artisti più significativi fra quelli nati entro
i suoi confini: Pietro Tacca.
Al Tacca (Carrara 1577 – Firenze 1640), che pur è stato
un personaggio di notevole spicco nel panorama artistico della prima
metà del Seicento, non è stata mai fino ad ora riservata
una mostra monografica, né gli studi storici artistici si
sono diffusi molto frequentemente su di lui, come metteva già
bene in luce ormai più di venti anni fa il volume di Pietro
Torriti: l'esposizione è quidni la prima interamente
dedicata all'artista che nacque appunto nella città
del marmo.
Questa lacuna o insufficienza di interesse si può spiegare
in molte maniere, di cui voglio ricordare le più evidenti:
in primo luogo il fatto che il Tacca abbia dedicato grandissima
parte della sua vita e delle sue energie alla progettazione e anche
alla realizzazione tecnica di enormi monumenti in bronzo, con le
relative problematiche di fusione e di montaggio, fa sì che
la sua produzione non sia stata così abbondante come quella
di altri suoi contemporanei, né tanto meno adatta ad una
esposizione; inoltre il fatto di aver vissuto e operato all'interno
di un grande laboratorio artistico nato sotto l'ampia ala
del Giambologna, figura di eccelso livello e ottimo comunicatore
della sua immagine, ha sicuramente oscurato la personalità
del Tacca, appiattendola talvolta entro l'etichetta indistinta
della bottega del grande maestro.
La mostra di Carrara si pone quindi lo scopo di illustrare l'operato
del Tacca inserendolo, com'è doveroso, nel suo ambiente
e nello speciale clima culturale di Firenze al culmine del Rinascimento
(e per certi aspetti all'inizio del suo declino), ma soprattutto
enucleando quelli che furono i caratteri peculiari di questo giovane
inurbato da una terra di confine quale era allora Carrara, divisa
fra Lucca e la Capitale, per gettarsi in un'avventura di grande
orizzonte.
Fondamentale per il buon risultato scientifico che si vuole raggiungere
è stata la ricchissima
esposizione monografica sul Giambologna dello scorso anno al Museo
Nazionale del Bargello. La mostra del Giambologna costituisce
infatti un solido e imprescindibile antefatto, che ha permesso di
avere alle spalle un terreno già scandagliato e puntualmente
approfondito per tutto quanto riguarda il contesto.
Sarà quindi colta a Carrara l'eccezionale opportunità
di dedicarci solo ed esclusivamente al Tacca e a quegli aspetti
del Tacca meno legati e confondibili con il suo maestro, quello
cioè dei grandi monumenti celebrativi e quello della devozione,
due aspetti che richiamano sotto il profilo politico alla formazione
dei moderni stati sovrani e sotto il profilo religioso agli effetti
della controriforma nell'iconografia del Crocefisso; due aspetti
che mostrano quindi il Tacca come un elemento profondamente conscio
dei più nuovi e incalzanti mutamenti della sua società
e protagonista, con un suo personale contributo, della storia dell'arte
europea.
La mostra, articolata in quattro sezioni, ospiterà circa
trenta opere provenienti da collezioni pubbliche e private, sia
italiane che straniere: disegni, crocifissi, dipinti, bronzi di
Tacca e di artisti a lui contemporanei che ricostruiranno l'attività
dell'artista e del contesto in cui visse.
Il Tacca si formò nella bottega del Giambologna, che ereditò
alla morte del maestro, divenendo ben presto uno straordinario ideatore
e realizzatore di grandi monumenti in bronzo, conteso da molti eccellenti
committenti, non solo in Italia (in Toscana soprattutto in territorio
pisano, senese, a Livorno e in altre regioni italiane come il Piemonte),
ma ancor più all'estero, presso le corti europee di
Francia e di Spagna.
I suoi più celebri monumenti sono i Quattro Mori per il monumento
a Ferdinando I a Livorno, Le fontane gemelle per Piazza Santissima
Annunziata a Firenze, le statue di Ferdinando I e Cosimo II per
la Cappella dei Principi, il Crocifisso per l'Escorial e i
monumenti equestri di Filippo III e di Filippo IV per Madrid. Tacca
è inoltre noto per il Porcellino in bronzo del mercato nuovo
a Firenze.
Promossa dal Comune di Carrara, dalla Fondazione Cassa di Risparmio
di Carrara e dalla Cassa di Risparmio di Carrara Spa, sarà
inaugurata sabato 5 maggio la mostra Pietro Tacca. Carrara, la Toscana,
le grandi corti europee.
L'esposizione, che si svolge nell'ambito della XII Biennale
Internazionale di Scultura, è curata dalla dott.ssa Franca
Falletti con la collaborazione scientifica di Elisabetta Nardinocchi,
Beatrice Paolozzi Strozzi, Claudio Pizzorusso, Francesca Petrucci,
Vanessa Montigiani, Eike Schmidt, Katharine Watson, Dimitri Zikos.
Per l'occasione il Centro Arti Plastiche, ex-convento di San
Francesco, che ospiterà la mostra, è stato interamente
restaurato e dotato dei più moderni impianti di illuminazione,
sicurezza e climatizzazione.
Nota biografica
[di Katherine J. Watson e Anthea
Brook]
Pietro Tacca, nato a Carrara il 6 settembre 1577 da una agiata famiglia
di marmisti, entrò nel 1592 nella bottega del Giambologna
dove è ricordato per la prima volta il 16 maggio 1898, intento
a rifinire i rilievi bronzei per la base del monumento a Cosimo
I de' Medici.
Nel 1601, sotto la direzione del maestro, e su suoi disegni e modelli,
si assunse la responsabilità dell'esecuzione del Monumento
equestre di Ferdinando I de' Medici. La fusione fu ultimata nel
1605 e il monumento innalzato nel 1608.
Dopo la morte del maestro nel 1609, Pietro ebbe riconosciuto il
suo ruolo di responsabile della bottega, di cui divenne l'erede
ufficiale.
Le sculture eseguite per i Medici sotto la direzione del Tacca rientravano
nel repertorio del Giambologna, pur mostrando una predilezione per
le opere in grande: Pietro infatti eseguì non meno di quattro
ritratti equestri monumentali. Inoltre, la maggior parte delle commissioni
che ricevette furono realizzate in bronzo.
La presenza di una statuetta con il Ritratto equestre di Enrico
IV di Francia tra le sculture in zucchero realizzate da Tacca nell'ottobre
del 1600 fa pensare che il Giambologna avesse già ricevuto
a quella data la commissione per il monumento.
Di fatto, tale opera non fu iniziata prima del 1605 e fu innalzata
sul Pont Neuf a Parigi solo nel 1614, per finire poi distrutta nel
1792, durante la Rivoluzione.
Contemporaneamente Pietro lavorava al Monumento equestre di Filippo
III di Spagna. La fusione venne ultimata nel 1611 e la scultura
fu innalzata nel parco del palazzo Reale di Madrid nel 1617; oggi
è collocata in Plaza Major.
I negoziati fra Cosimo II e Giacomo I d'Inghilterra riguardo a un
auspicato matrimonio tra i membri delle due famiglie favorirono
la commissione di bronzetti: tra il dicembre del 1611 e il marzo
del 1612 il Tacca ne eseguì quindici come doni diplomatici
per Enrico, principe del Galles.
Già prima del 1620 egli aveva eseguito un modello di cinghiale
copiando un marmo antico per la Fontana del Porcellino; la statua,
divenuta poi famosissima, venne fusa intorno al 1633 e installata
nel Mercato Nuovo nel 1639.
Tra il 1614 e il 1617, Pietro creò il magnifico bronzetto
con il Ritratto di Luigi XIII di Francia e un Cavallo impennato,
con le zampe anteriori alzate in posa elegante, oggi ambedue al
Bargello.
Tra il 1919 e il 1621 il Tacca donò a Filippo II di Spagna
un Crocifisso in bronzo di grandezza naturale, ora nella sagrestia
della chiesa conventuale dell'Escorial.
Tra il 1619 e il 1621 eseguì il bronzetto firmato con il
Ritratto equestre del duca Carlo Emanuele di Savoia, anch'esso raffigurato
su un cavallo impennato.
Dopo il monumento a Filippo III si applicò all'opera per
la quale è più conosciuto, i Quattro Mori per il Monumento
a Fernando I de' Medici a Livorno.
Pietro cominciò a lavorare ai Mori nel 1620, li fuse probabilmente
nel 1623 e li collocò nel 1626. Il monumento faceva parte
di un grande progetto per abbellire il porto, che in origine includeva
anche due Fontane con decorazioni a grottesche; le fontane rimasero
però a Firenze e furono installate in Piazza della Santissima
Annunziata nel 1639-40.
Negli anni successivi la sua produzione comprese il Leggio per la
chiesa conventuale di Colle Val d'Elsa (1629) e alcune versioni
di piccole dimensioni del Crocifisso di Filippo II; una di queste,
in bronzo, è tuttora sul sepolcro dell'arcivescovo Rinuccini
nel Duomo di Pisa.
Numerosi altri Crocefissi furono realizzati dal Tacca in cartapesta,
con una tecnica fusoria analoga a quella del bronzo, confermando
la sua predilezione per la scultura modellata, cioè "per
via di porre" e non "per via di levare" come era
stata quella di Michelangelo. In particolare risale al 1619 il Crocefisso
del convento di Santa Maria Maddalena de' Pazzi a Careggi, completato
da una Maddalena e i due dolenti dipinti su tavola da Francesco
Curradi.
Tra il 1626 e il 1634 il Tacca fu occupato con due Statue monumentali
in bronzo di Cosimo II e Ferdinando I de' Medici, commissionategli
da Ferdinando II per la cappella dei Principi in San Lorenzo.
Mentre non era ancora finita la preparazione della superficie in
cera del modello per quello di Ferdinando I, il Tacca, nel 1634,
dovette occuparsi del monumento equestre per Filippo IV di Spagna.
L'ultima commissione importante di Pietro Tacca, il Monumento equestre
di Filippo IV, è una delle maggiori realizzazioni tecniche
nella storia della scultura occidentale.
Lo sviluppo della tecnica fusoria durata una vita culminò
nella soluzione del problema di creare un cavallo impennato in bronzo
di dimensioni colossali senza supporto: nel 1636 il Tacca progettò
quindi il cavallo in posa impennata, probabilmente con l'aiuto di
Galileo, e completò la fusione nel 1640.
Il 26 ottobre di quell'anno, dopo anni di cattiva salute, Pietro
Tacca morì. Il monumento al sovrano spagnolo fu eretto dal
figlio maggiore Ferdinando all'ingresso del parco del Buen Retiro
a Madrid nel 1642 ed è esposto ora nella Plaza de Oriente.
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Dove: Centro
Arti Plastiche
ex Convento di S. Francesco
Carrara (MS) |
Periodo:
dal 05/05/2007
al 19/08/2007 |
Orari:
- maggio e giugno:
10.30-12.30 e 14.30-20.30
- luglio e agosto:
10.30-12.30 e 17-23 |
Info: tel.
0585-779681
www.labiennaledicarrara.it |
Biglietti:
intero € 5,00
ridotto € 3,00 |
Catalogo:
ed. Mandragora, Firenze |
Curatori:
Progetto e cura scientifica
Franca Falletti |
Note:
Mostra promossa da
Comune di Carrara
Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara
Cassa di Risparmio di Carrara S.p.A.
Sotto l'Alto Patronato della Repubblica Italiana
Con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività
Culturali
Con la partecipazione di
Commissione Europea
Fondo Europeo di sviluppo regionale
Ministero dell'economia e delle finanze
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti
Urban Italia
Urban città di Carrara
Regione Toscana
TRA ART, rete regionale per l’arte contemporanea
Provincia di Massa-Carrara
Apt Massa Carrara
Accademia di Belle Arti di Carrara
CAT S.p.a.
Comitato d'onore
Comune di Carrara
Regione Toscana
Provincia di Massa-Carrara
Comune di Massa
Accademia di Belle Arti di Carrara
Associazione Amici dell'Accademia
Comitato di gestione
Andrea Zanetti, Assessore Comune di Carrara
Ferdinando Vannucci in rappresentanza CRC S.p.A.
Beniamino Gemignani in rappresentanza Fondazione CRC
Ildo Fusani, Dirigente Comune di Carrara
Sandra Botti, Funzionario Comune di Carrara
Coordinamento generale
Comune di Carrara
Segreteria scientifica e organizzativa
Sigma C.S.C.
Comitato scientifico
presieduto da
Cristina Acidini Luchinat, Soprintendente Speciale per
il Polo Museale Fiorentino
Antonio Paolucci, Direttore Scuderie del Quirinale
Bruno Santi, Soprintendente per i beni architettonici
per il paesaggio e per il patrimonio storico artistico
ed etnoantropologico per le province di Firenze, Pistoia
e Prato e per le province di Lucca e Massa-Carrara
Maria Teresa Filieri
Vanessa Montigiani
Elisabetta Nardinocchi
Beatrice Paolozzi Strozzi
Francesca Petrucci
Claudio Pizzorusso
Eike Schmidt
Katharine Watson
Dimitri Zikos
Progetto grafico
Graphic Vaira Studio, Carrara
Progetto allestimento
Art Media Studio
Vincenzo Capalbo e Marilena Bertozzi |
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